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L'ultimatum di Trump: "Senza un accordo, distruggeremo centrali e pozzi di petrolio iraniani"

Focus America March 30, 2026
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Il presidente americano Donald Trump ha minacciato di distruggere le centrali elettriche, i pozzi e le infrastrutture petrolifere dell’isola di Kharg se i negoziati con l’Iran non porteranno rapidamente a un accordo. Lo ha scritto su Truth Social, affermando che Washington sta conducendo “negoziati seri con un nuovo regime più ragionevole” a Teheran, senza però specificare con chi, prima di aggiungere minacciosamente:

“Se per qualsiasi motivo non si raggiungerà presto un accordo e lo Stretto di Hormuz non sarà immediatamente aperto, porremo fine alla nostra campagna in Iran facendo saltare in aria e distruggendo completamente le loro centrali elettriche, i pozzi petroliferi e l’isola di Kharg, che abbiamo deliberatamente lasciato intatte”.

Trump ha aggiunto che nel mirino potrebbero finire anche gli impianti di desalinizzazione. La minaccia non appare solo retorica. Secondo Axios, l’Amministrazione Trump starebbe effettivamente elaborando un piano per occupare l'isola di Kharg o imporre un blocco navale attorno all’isola. Da lì passa circa il 90% del petrolio iraniano. Una fonte vicina alla Casa Bianca ha riferito ad Axios che gli Stati Uniti avrebbero bisogno di circa un mese per indebolire le capacità militari iraniane nello Stretto prima di lanciare un’operazione di questo tipo.

Tre fronti, un'unica crisi energetica

Crisi energetica globale

Tre fronti, un'unica crisi: Iran, Europa, Ucraina

Ultimatum Usa, alleati europei divisi, terminali russi del Baltico in fiamme

Iran Europa Ucraina Cronologia

L'ultimatum di Trump

Isola di Kharg

Obiettivo principale: hub del 90% dell'export petrolifero iraniano

Trump minaccia la distruzione di centrali elettriche, pozzi di petrolio e impianti di desalinizzazione. L'Amministrazione Trump valuta l'occupazione dell'isola o un blocco navale. Servirebbero circa 30 giorni per indebolire le difese iraniane nello Stretto.

Obiettivi dichiarati

~90%

Petrolio iraniano da Kharg

Quasi tutto il greggio esportato dall'Iran transita dall'isola di Kharg. Un'occupazione o un blocco taglierebbe la principale fonte di entrate di Teheran.

~1 mese

Per preparare l'operazione

Secondo fonti vicine alla Casa Bianca, gli Usa avrebbero bisogno di circa un mese per degradare le difese iraniane nello Stretto prima di un assalto anfibio contro l'isola di Kharg.

Minacce di distruzione

Centrali elettriche

Trump ha dichiarato che le centrali elettriche iraniane sono state "deliberatamente lasciate intatte" finora, ma verranno distrutte se i negoziati falliranno.

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Pozzi petroliferi

Insieme all'isola di Kharg, i pozzi di petrolio rappresentano il cuore dell'economia iraniana. La loro distruzione azzererebbe le entrate petrolifere di Teheran.

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Impianti di desalinizzazione

Aggiunti alla lista degli obiettivi. La loro distruzione avrebbe conseguenze umanitarie devastanti sulla popolazione civile iraniana.

L'Europa sempre più divisa

6 Paesi

Basi attive per operazioni Usa

1 Paese

Ha bloccato tutto: la Spagna

Tocca un Paese per i dettagli

Spagna

Sánchez ha negato l'uso delle basi di Rota e Morón e respinto tutti i piani di volo. I 15 aerei cisterna KC-135 presenti in queste basi sono stati trasferiti in Francia e Germania tra il 28 febbraio e il 1° marzo. Decisione presa prima dell'inizio della guerra.

Regno Unito

La base di Fairford è il punto di partenza dei bombardieri B-2 verso il Medio Oriente. Il Regno Unito è il principale alleato europeo nelle operazioni contro l'Iran.

Germania

La base di Ramstein coordina attacchi con droni e missili. Merz accusa Trump di "massiccia escalation". Ma per AfD non basta e chiede il ritiro delle truppe Usa dalla Germania ed una linea politica "indipendente". Sondaggi: AfD e CDU appaiate al 26%.

Francia

Gli aerei cisterna trasferiti dalla Spagna operano ora dalle basi vicino a Marsiglia, coprendo le rotte dei B-2 con logistica più complicata e tempi più lunghi.

Italia

Le basi italiane sono attivamente coinvolte nelle operazioni americane in Medio Oriente e in Africa, come confermato dal gen. Grynkewich al Senato Usa.

Portogallo

Fornisce supporto logistico e basi per le operazioni Usa. Parte della rete che, secondo il Pentagono, consente di proiettare potenza a costi inferiori e su distanze più brevi.

Grecia

Anche le basi greche sono coinvolte nelle operazioni americane in Medio Oriente, e sono parte della rete di supporto logistico europeo descritta dal gen. Grynkewich dinanzi al Senato.

Dichiarazione chiave

Gen. Grynkewich (Senato Usa)

La rete di basi europee consente di proiettare potenza a costi inferiori e su distanze più brevi

Il comandante delle forze americane in Europa ha confermato che la maggior parte degli alleati europei ha fornito un supporto concreto alle operazioni militari in Medio Oriente e in Africa.

Attacchi ai terminali russi sul Baltico

40%

Capacità export persa dalla Russia

Stima Reuters del 25 marzo. I droni ucraini hanno colpito ripetutamente i porti russi di Primorsk e Ust-Luga nella regione di Leningrado tra il 22 e il 29 marzo.

70-80 mln $

Perdite giornaliere per Mosca

Stima di Boris Aronshtein a Current Time il 27 marzo. I ricavi persi dalle spedizioni bloccate e danneggiate colpiscono il bilancio militare russo.

Capacità dei porti colpiti

Primorsk ~1 mln barili/giorno

Ust-Luga ~700.000 barili/giorno

L'impatto economico

$2,5 mld

Ricavi da export petroliferi russi nella settimana pre-attacchi

200 mln t/anno

Merci movimentate dai due porti

$120+

Prezzo del greggio Urals al barile sul mercato indiano (+120% da febbraio)

Pressioni Usa

Washington chiede a Kyiv di ridurre gli attacchi per contenere la crisi energetica globale

Tocca un evento per i dettagli

28 Feb – 1 Mar

I KC-135 lasciano la Spagna per Francia e Germania

I 15 aerei cisterna presenti nelle basi spagnole di Rota e Morón vengono trasferiti prima dell'inizio delle operazioni militari.

Marzo 2026

Offensiva Usa-Israele contro l'Iran. Alleati europei non avvertiti

Gli attacchi americani colgono di sorpresa gli alleati, che si aspettavano un accordo a Ginevra tra Teheran e Washington.

22 – 29 Mar

Droni ucraini colpiscono Primorsk e Ust-Luga

Incendi durati giorni, fumo visibile fino in Finlandia. Spedizioni interrotte da entrambi i terminali.

25 Mar

Reuters stima il 40% di capacità export russa persa

Il dato emerge mentre il greggio russo Urals supera per la prima volta i $120 al barile sul mercato indiano, un aumento del 120% da fine febbraio.

30 Mar

Trump minaccia la distruzione totale delle infrastrutture iraniane

Su Truth Social, il presidente annuncia che centrali, pozzi petroliferi, strutture dell'isola di Kharg e impianti di desalinizzazione verranno distrutti se non si raggiungerà un accordo e lo Stretto di Hormuz non sarà riaperto.

In corso

Zelensky sotto pressione: Usa chiedono stop ai raid ucraini

Washington vuole contenere la crisi energetica globale. Zelensky si dice disponibile a fermare gli attacchi ucraini contro le infrastrutture energetiche russe, ma solo se Mosca fermerà i suoi attacchi alle infrastrutture ucraine.

Fonti: New York Times, Wall Street Journal, Axios, El País, Reuters, Bloomberg, AP · 30 marzo 2026

Sullo sfondo di questa escalation, l'Europa resta divisa su quanto assecondare Washington. La Spagna ha rotto con gli Stati Uniti sulle operazioni militari contro l’Iran. Niente basi, niente sorvolo, niente rifornimento in volo. Il primo ministro Pedro Sánchez lo ha detto senza giri di parole in Parlamento: “Abbiamo negato agli Stati Uniti l’uso delle basi aeree di Rota e Morón per questa guerra illegale. Tutti i piani di volo legati all’operazione in Iran sono stati respinti”.

Non si tratta di una posizione simbolica. Rota e Morón ospitano, infatti, le basi europee degli aerei cisterna KC-135, quelli che permettono ai bombardieri americani di coprire migliaia di km senza atterrare. Senza quel supporto, i B-2 che decollano dalla base inglese di Fairford devono appoggiarsi agli aerei cisterna decollati dalle basi vicino a Marsiglia, con rotte più lunghe e una logistica più complicata.

La decisione spagnola, riporta El País, citando fonti militari spagnole, sarebbe arrivata ancora prima dell’inizio della guerra. Gli alleati europei sono stati colti di sorpresa dagli attacchi americani di marzo: non erano stati avvertiti in anticipo e avevano invece segnali che facevano pensare a un imminente accordo a Ginevra tra Teheran e Washington. Nonostante il clima apparentemente disteso, Madrid aveva preventivamente respinto le richieste di dispiegamento dei bombardieri nelle sue basi. Così i 15 KC-135 presenti in Spagna hanno lasciato il Paese nel fine settimana tra il 28 febbraio e il 1° marzo, e si sono trasferiti in Francia e Germania.

Il quadro europeo, però, è tutt’altro che compatto. Il Wall Street Journal riporta che la maggior parte degli alleati ha fornito un supporto concreto agli Stati Uniti: le basi nel Regno Unito, in Germania, Portogallo, Italia, Francia e Grecia sono attivamente coinvolte nelle operazioni americane in Medio Oriente e in Africa. “La maggior parte degli alleati europei ha fornito un supporto fondamentale”, ha detto il generale Alexus G. Grynkewich, comandante delle forze americane in Europa, durante un’audizione al Senato. La rete di basi sul continente, ha spiegato, consente di proiettare potenza militare a costi inferiori e su distanze decisamente più brevi rispetto a operazioni condotte direttamente dagli Stati Uniti.

In Germania la situazione è più tesa. La base di Ramstein viene usata per coordinare attacchi con droni e missili contro l’Iran, ma questo ha sollevato critiche da parte delle opposizioni, preoccupate per possibili ritorsioni sul suolo tedesco. Così il partito di estrema destra Alternative für Deutschland ha chiesto il ritiro di tutte le truppe americane dal Paese: il co-leader del partito Tino Chrupalla ha invocato una politica estera “indipendente” e elogiato la Spagna per aver chiuso le sue basi. Anche il cancelliere Friedrich Merz è sotto pressione: ha accusato Donald Trump di una “massiccia escalation”, in un clima di rapporti sempre più tesi tra Berlino e Washington. Un sondaggio pubblicato domenica mostra AfD e CDU appaiati al 26%, segno di quanto la posizione di Merz resti fragile.

A est, intanto, l’Ucraina ha aperto un nuovo fronte nella sua guerra contro la Russia, prendendo di mira i principali terminal petroliferi sul Mar Baltico. Tra il 22 e il 29 marzo, i droni ucraini hanno colpito più volte i porti di Primorsk e Ust-Luga, nella regione di Leningrado, i due principali porti da cui Mosca esporta greggio verso Europa e Asia. Gli attacchi hanno provocato incendi durati giorni, con il fumo visibile fino in Finlandia, e hanno interrotto le spedizioni da entrambi i terminal.

L’impatto è stato immediato. Il 25 marzo Reuters__ ha stimato che la Russia avesse perso circa il 40% della sua capacità di esportazione di petrolio. Il porto di Primorsk è in grado di gestire il carico di fino a un milione di barili al giorno, mentre Ust-Luga circa 700.000. Insieme, i due porti movimentano quasi 200 milioni di tonnellate di merci l’anno. La tempistica non è casuale: secondo Bloomberg , nella settimana precedente agli attacchi le esportazioni di petrolio avevano fruttato alla Russia 2,5 miliardi di dollari, il dato più alto dall’aprile 2022.

Il greggio russo degli Urals aveva superato per la prima volta i 120 dollari al barile sul mercato indiano, con un aumento del 120% rispetto alla fine di febbraio. La crisi energetica scatenata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz si era trasformata in una manna dal cielo per Mosca, che contava su quei proventi per coprire il deficit di bilancio e finanziare la guerra. Boris Aronshtein, intervistato da Current Time il 27 marzo, ha stimato che i nuovi attacchi stiano costando alla Russia tra i 70 e gli 80 milioni di dollari al giorno.

A completare il quadro, il presidente Volodymyr Zelensky ha rivelato di aver ricevuto pressioni dai propri “partner” — un termine con cui in passato si è riferito agli Stati Uniti — affinché Kyiv riduca i suoi attacchi al settore energetico russo. Washington sta cercando di contenere la crisi petrolifera globale e teme che gli attacchi ucraini possano aggravarla ulteriormente. Zelensky si è detto disponibile a fermare i raid sulle infrastrutture energetiche russe, ma solo se Mosca smetterà a sua volta di colpire quelle ucraine.

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