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L'Arabia Saudita spinge Trump a proseguire la guerra contro l'Iran

Focus America March 24, 2026
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Mentre Donald Trump continua a ventilare la possibilità di un accordo con l’Iran, dietro le quinte riceve pressioni in direzione opposta dal suo principale alleato nel Golfo. In particolare il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, secondo il New York Times, lo avrebbe esortato nei giorni scorsi non solo a proseguire la guerra, ma ad alzare la posta, definendo l’offensiva americano-israeliana un’“opportunità storica” per ridisegnare gli equilibri del Medio Oriente. L’obiettivo indicato da Riyadh è esplicito: il cambio di regime a Teheran. In caso contrario, l’Iran resterebbe — nella visione saudita — una minaccia esistenziale per le monarchie del Golfo. Bin Salman avrebbe persino suggerito l’ipotesi di un intervento diretto americano per prendere il controllo delle infrastrutture energetiche iraniane e forzare così la resa del regime. Proprio in questo contesto, Trump starebbe valutando con maggiore attenzione un’operazione sull’isola di Kharg, cuore dell’export petrolifero iraniano: un assalto ad alto rischio, sia via mare sia con truppe aviotrasportate, che i vertici militari guardano con cautela. Ufficialmente, però, Riyadh nega ogni spinta all’escalation e ribadisce la preferenza per una soluzione diplomatica, rivendicando il diritto alla difesa dagli attacchi iraniani. Una linea che riflette la consueta ambiguità saudita: pressione strategica da un lato, prudenza pubblica dall’altro. La divergenza più significativa emerge però nel confronto con la posizione di Israele. Anche Benjamin Netanyahu punta al collasso del regime iraniano, ma — secondo molti analisti — Tel Aviv si accontenterebbe di un Iran destabilizzato e ripiegato su sé stesso. Per l’Arabia Saudita, al contrario, uno Stato iraniano frammentato sarebbe altrettanto pericoloso: milizie e apparati fuori controllo potrebbero continuare a colpire le infrastrutture petrolifere del regno, anche in assenza di un potere centrale. La partita saudita nella guerra Usa-Iran Scenari di guerra Il ruolo saudita nella guerra Usa-Iran Attori, obiettivi e forze in campo Forze Posizioni Economia Cronologia Dispositivo Usa in Medio Oriente 50.000+ Truppe presenti nella regione Oltre 50.000 militari americani già dispiegati in Medio Oriente prima dell'arrivo dei nuovi rinforzi. 5.000 Marines in arrivo Due contingenti da 2.500 ciascuno. Il primo in arrivo dal Pacifico, il secondo assieme a 3 navi d'assalto anfibio. Arrivo previsto in alcune settimane. 3 Navi d'assalto anfibio Inviate la scorsa settimana verso il Medio Oriente, secondo quanto riportato dall'Associated Press. ~100 kg Testata missile su Tel Aviv Missile iraniano con testata da circa 100 kg. L'esercito israeliano lo definisce "qualcosa che non avevamo ancora visto" nel corso di questa guerra. Obiettivo strategico Isola di Kharg Hub principale dell'export petrolifero iraniano Trump valuta un'operazione militare con assalto anfibio dei marines o da parte di forze aviotrasportate dell'esercito. Operazione definita "estremamente rischiosa" dai militari. Tocca per esplorare la posizione di ogni attore لا إله إلا اللهمحمد رسول الله Arabia Saudita Mohammed Bin Salman preme per proseguire la guerra fino alla caduta del regime iraniano. Propone attacchi alle infrastrutture energetiche e operazioni di terra Usa in Iran. Teme che un ritiro americano lasci il regno esposto a ritorsioni. Israele Netanyahu punta al collasso del regime iraniano, ma si accontenterebbe di un Iran nel caos interno, incapace di ulteriori minacce. A differenza di Riyadh, non teme uno Stato fallito. Stati Uniti Trump oscilla tra escalation e apertura diplomatica. Obiettivi dichiarati: degradare le capacità militari iraniane, impedire il programma nucleare, riaprire lo Stretto di Hormuz. Ha annunciato una pausa di 5 giorni dopo "colloqui positivi" con l'Iran. الله اکبر الله اکبر الله اکبر اللهالله اکبر الله اکبر الله اکبر الله Iran Nega ogni negoziato in corso. Risponde con ondate di missili su Israele, Arabia Saudita e Paesi del Golfo. Minaccia la distruzione irreversibile delle infrastrutture critiche regionali se gli Usa colpiranno le centrali elettriche iraniane. Stretto di Hormuz ~20% Del greggio mondiale transitava da Hormuz Paralizzato Stretto chiuso dagli attacchi iraniani Livello di esposizione Kuwait — dipendenza da Hormuz ~95% Emirati — dipendenza da Hormuz ~88% Arabia Saudita — dipendenza da Hormuz ~80% Danni e rischi Raffineria + Amb. Usa Colpiti in Arabia Saudita 2 morti 12+ feriti nel regno Vision 2030 Piano economico saudita a rischio ~440 kg Uranio arricchito iraniano ancora sotto le macerie Tocca un evento per i dettagli 2019 Attacco iraniano su impianti petroliferi sauditi Dimezzata temporaneamente la produzione del regno. L'attacco spinge Mohammed bin Salman a riconsiderare l'approccio ostile verso l'Iran. 2023 Distensione: Riyadh e Teheran riallacciano i rapporti Arabia Saudita e Iran ristabiliscono le relazioni diplomatiche, riconoscendo che l'alleanza Usa offre solo protezione parziale. Giu 2025 Operazione Usa limitata: colpiti 3 siti nucleari Guerra dei 12 giorni tra Israele e Iran. Gli Usa intervengono con un'azione circoscritta. Circa 440 kg di uranio altamente arricchito restano sotto le macerie. Mar 2026 Nuova offensiva Usa-Israele. L'Iran chiude Hormuz Inizio della campagna militare americana e israeliana contro l'Iran. Teheran risponde con attacchi contro i Paesi di tutta la regione, paralizzando lo Stretto di Hormuz. 17 Mar Israele colpisce un campo di gas iraniano L'Iran risponde attaccando infrastrutture energetiche in tutto il Medio Oriente. Trump critica Israele, che accetta di non colpire più obiettivi energetici. 23 Mar Trump annuncia pausa di 5 giorni Il presidente parla di "colloqui positivi" con Teheran tramite Kushner e Witkoff. L'Iran smentisce qualsiasi negoziato e accusa gli Usa di manipolare i mercati. 24 Mar Nuova ondata di missili iraniani su Israele Almeno 4 impatti. Danni a edifici residenziali, auto in fiamme. 6 feriti a Tel Aviv. Un missile con testata da ~100 kg, mai visto prima nel conflitto. Fonti: New York Times, Wall Street Journal, AP, Axios · 24 marzo 2026 A spingere Riyadh su questa posizione non sono solo considerazioni strategiche, ma anche economiche. Gli attacchi iraniani hanno paralizzato lo Stretto di Hormuz, snodo da cui passava circa il 20% del petrolio mondiale, mettendo così sotto pesante pressione le esportazioni del Golfo. Le alternative logistiche si sono rivelate vulnerabili, e ciò alimenta il timore che un ritiro americano dal conflitto possa lasciare l’Arabia Saudita esposta a una campagna di ritorsioni prolungata. Un conflitto lasciato a metà, nella prospettiva saudita, rischierebbe di trasformarsi in una minaccia cronica. Il paradosso è che proprio Riyadh, che oggi spinge per un’escalation, è anche tra i Paesi più esposti ai suoi effetti. L’economia saudita resta, infatti, molto fragile: Vision 2030, il piano con cui bin Salman punta a trasformare il regno in una potenza economica globale, procede tra deficit persistenti e investimenti colossali. Una guerra lunga metterebbe seriamente a rischio la credibilità del progetto, che si regge su stabilità e attrattività per capitali e turismo dall'estero. Sul lato americano, intanto, gli obiettivi dichiarati da Trump per la vittoria nel conflitto restano lontani da raggiungere: capacità missilistica iraniana solo parzialmente degradata, industria della difesa ancora operativa, marina non del tutto neutralizzata, programma nucleare non smantellato e sicurezza dello Stretto di Hormuz tutt’altro che garantita. La campagna aerea ha prodotto risultati, ma non una vittoria chiara. Il nodo centrale resta però il destino del programma nucleare iraniano. Circa 440 kg di uranio altamente arricchito rimangono sepolti sotto le macerie di almeno 3 siti colpiti dai bombardieri americani nei mesi scorsi. Washington sostiene di volerlo recuperare nell’ambito di un eventuale accordo, senza però chiarire con quali strumenti. Intanto, la guerra continua a dettare il ritmo. Nuove ondate di missili iraniani hanno colpito oggi il sud e il centro di Israele, causando danni diffusi e diversi feriti, anche a Tel Aviv. Secondo fonti militari israeliane, una delle testate — che trasportava circa 100 kg — rappresenta un salto qualitativo rispetto a quanto visto finora. Un ulteriore segnale del fatto che il conflitto, più che avviarsi verso una soluzione, sembra star entrando in una fase ancora più pericolosa.

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