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Il divieto ungherese sulle importazioni agricole ucraine è durato sette giorni: Budapest corre ai ripari dopo un errore legislativo

MercatiGrano May 21, 2026
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Il decreto 130/2023 che vietava l'ingresso in Ungheria di oltre venti categorie di prodotti agricoli ucraini è scaduto il 14 maggio 2026 senza essere rinnovato. Sette giorni dopo, il governo unghereseha annunciato misure urgenti per ripristinarlo. In mezzo, una finestra di apertura formale che nessuno aveva pianificato.

La causa è stata un difetto tecnico nella transizione tra gli esecutivi. Il precedente governo Orbán aveva inserito il divieto sulle importazioni ucraine all'interno di uno "stato di emergenza nazionale" attivo dal 2020. Quando il nuovo primo ministro Péter Magyar ha revocato quello stato di emergenza, è decaduto automaticamente anche il decreto 130/2023, senza che il governo si accorgesse in tempo dell'effetto collaterale. Un portavoce dell'esecutivo ha confermato a Euractiv che la revoca era avvenuta «per un errore legislativo».

Il decreto scaduto vietava l'importazione di oltre venti categorie merceologiche: manzo, maiale, pollame, uova, semi di girasole, mais, frumento, orzo, farina, olio di colza e probabilmente miele. Il perimetro del nuovo provvedimento in fase di redazione ricalca lo stesso elenco, con l'aggiunta dichiarata di vino e ortaggi.

Il ministro dell'Agricoltura Szabolcs Bona ha definito la scadenza accidentale «una grave trappola legislativa per gli agricoltori ungheresi» e ha annunciato che il governo «ripristinerà il divieto il più rapidamente possibile». La Federazione degli agricoltori ungheresi MAGOSZ aveva già segnalato il problema nei giorni precedenti, comunicando la propria posizione al nuovo esecutivo.

Il ripristino del divieto si scontra con un vincolo giuridico di fondo, cioè che la politica commerciale esterna è competenza esclusiva dell'Unione Europea, non degli stati membri. Karin Karlsbro, europarlamentare membro della commissione Commercio, ha dichiarato che il mantenimento del divieto è «profondamente deplorevole» e che intende sollevare la questione direttamente con il commissario al Commercio Maroš Šefčovič, chiedendo conseguenze formali per Budapest e per gli altri stati membri che mantengono misure analoghe.

La Commissione Europea era già stata sollecitata in passato ad aprire procedure di infrazione contro Polonia e Ungheria per i divieti unilaterali adottati dal 2023. Aveva preferito gestire la situazione attraverso accordi negoziati. Il nuovo ciclo politico a Bruxelles potrebbe portare a un approccio più assertivo.

Il corridoio terrestre ungherese è marginale rispetto ai volumi esportati dall'Ucraina via Mar Nero e Danubio, le destinazioni prioritarie restano Nord Africa, Turchia ed Europa meridionale. Nessun operatore ha avuto il tempo di attivare nuove forniture verso il mercato ungherese prima del ripristino del blocco.

Il valore della vicenda è politico e regolatorio: un governo che aveva preso le distanze dalla linea Orbán si è ritrovato, suo malgrado, a replicarne la principale misura protezionistica in campo agricolo. E lo ha fatto in una settimana, con misure d'urgenza, mentre sul fronte diplomatico i rapporti con Kyiv mostravano segnali di distensione e colloqui sulla minoranza ungherese in Ucraina avviati il 20 maggio, sblocco del prestito UE da 90 miliardi ad aprile.

La Polonia mantiene il proprio divieto. Il corridoio terrestre est-europeo per le esportazioni ucraine rimane di fatto chiuso.

Fonti: Elevatorist.com / Kyiv Independent / UNN–Euractiv, 21 maggio 2026

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