Tra Consulenza, Creative Problem Solving e Rivoluzione Bitcoin
Filippo Albertin
May 24, 2026
Una procedura di consulenza, specie ai giorni nostri, in un ambiente che "noi degli studi accademici di marketing e organizzazione aziendale" avremmo definito turbolento, non può prescindere da una corposa analisi a monte delle reali esigenze del cliente, unita a irrinunciabili procedimenti di CPS (Creative Problem Solving). La ragione è semplice: non esiste una soluzione standardizzata, ma una serie di passi da compiere per raggiungere obiettivi ben definiti, che molto probabilmente dovranno includere anche strumenti creativi e (come amo dire io) non euclidei.
Come ben sapete, io che sono essenzialmente un consulente freelance faccio parte di vari gruppi, tra cui il Bitcoin Veneto Team, uno staff creato attorno al 2013 avente a che fare con una delle più importanti rivoluzioni degli ultimi vent'anni circa: Bitcoin, la moneta "aurea digitale" totalmente decentralizzata che prima timidamente, ora come un fiume in piena, ha rivoluzionato il concetto stesso di economia, finanza e "valuta" a livello planetario.
Ora, Bitcoin è uno strumento creativo? Secondo me sì, in quanto può essere considerato efficace grimaldello da inserire in soluzioni (creative) che prevedono l'aggiramento di un problema che resiste ai metodi classici. Insomma, laddove banche, regole, bonifici e permessi vari non raggiungono la soluzione desiderata, Bitcoin spesso sfonda e risolve. Da cui il celebre adagio che spopola tra i bitcoiner: Bitcoin fixes this...
Ma per arrivare a questo serve qualcuno che ne sappia, sia di problemi e processi risolutivi evoluti, sia di strumenti quali appunto Bitcoin (e vari altri che a volte si rendono opportuni pescando da progetti blockchain, il "settore" che di fatto Bitcoin ha sdoganato ed esteso anche ad altri giocattoli utili). Serve, appunto, un consulente, che per prima cosa riesca a dipanare la matassa e definire gli obiettivi reali del cliente, obiettivi che spesso il cliente stesso non è in grado di focalizzare.
Ma non solo. Siccome è praticamente impossibile fare tutto, e fare tutto al meglio, un consulente come me deve necessariamente avvalersi di partner e collaboratori specializzati, ciascuno attivabile on demand (e coordinabile con altri, oltre che con me e col cliente) a seconda del problema che ho di fronte, e di chi lo ha portato alla mia attenzione.
Nella casistica attuale, i miei clienti si muovono lungo tutte le sfumature possibili di due estremi, descrivibili in altrettante perifrasi:
- Clienti che conoscono già Bitcoin (e magari anche il mondo blockchain) con un certo grado di precisione, e intendono acquistare valuta digitale attraverso procedimenti consoni ai loro obiettivi, che logicamente variano. Parliamo infatti di ora di clienti privati, ora di imprenditori, che porgono esigenze molto diverse in termini di opportuni criteri di custodia o auto-custodia, e di riservatezza.
- Clienti che non conoscono Bitcoin, e che, immaginando un ruolo di quello stesso Bitcoin che loro come detto non conoscono, intendono sottoscrivere un investimento che sia sicuro al 100%, blindato, e con un tasso annuale di rivalutazione del 10% garantito, ritirabile mensilmente per vivere di rendita. Il tutto, ovviamente, spendendo pochissimo di consulenza. (Ok, ho esagerato. Ma come vi ho detto sto parlando per estremi, se ci credete.)
Soffermandomi su questa seconda casistica, che credo abbiate capito essere la più complicata da trattare, volevo però puntualizzare un dettaglio importante, che riguarda in generale la consulenza a chiunque e non solo ai tanti clienti che vogliono l'erba-voglio pur sapendo che questa cresce solo nel giardino del re.
A meno di richieste impossibili e viziate dalle tante e troppe promesse che i fuffaguru snocciolano dai loro social media, se un cliente chiede in generale una modalità blindata, certa e remunerativa di impiego del suo denaro, sta chiedendo una soluzione che prevede tre fasi distinte di trattamento del capitale: da un lato la messa in reale sicurezza, e dall'altro lato l'impiego in un prodotto di investimento certo che possa essere "acceso" a partire dalla "forma" del capitale messo al sicuro.
Indipendentemente dal fatto che un investimento "certo" non potrà certamente essere del 10%, ma più probabilmente attorno al 2%, la morale è un'altra: gli strumenti decentralizzati come Bitcoin e in generale blockchain possono certamente risolvere, anche egregiamente, il problema della blindatura, ma non risolvono quello della messa a reddito, che di certo non può essere considerata equipollente a un mero procedimento di accumulazione di satoshi.
Ma perché sto descrivendo con tale dovizia di particolari la casistica dei clienti che si rivolgono a noi folgorati dal nome e dalle gesta di Bitcoin? La risposta è semplice: Bitcoin ha a che fare con la ricchezza nella misura in cui ha a che fare con la libertà.
Se preferisci investire in immobili o azioni Tesla/Apple ricavando un margine soddisfacente da tenere in una comune banca commerciale, semplicemente non sei un bitcoiner, e se qualcuno ti ha detto che "con Bitcoin si diventa ricchi" in una modalità simile a quella di chi, da anni, sottoscrive azioni e fondi di investimento, allora quel qualcuno non è a sua volta un bitcoiner.
Con Bitcoin fai una scelta che riguarda il tuo modo di pensare. Che questa scelta sia totale (non te la consiglio anche se è legittima ed encomiabile) o parziale (un piano B da tenere sempre funzionante e aggiornato), poco importa. La scelta riguarda il tuo emanciparti dal sistema economico centralizzato oggi dominato e controllato da entità che ti stanno usando per il loro tornaconto, e non certo per il tuo.
Una volta compreso questo concetto fatto di sovranità individuale, privacy e protezione del proprio potere di acquisto nel tempo, allora sarai pronto anche per Bitcoin.
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