{
  "$type": "site.standard.document",
  "bskyPostRef": {
    "cid": "bafyreie56h7tppgxmqravimasbhi5zpdblnternddsuw23r4ftlx3d6hpu",
    "uri": "at://did:plc:ojxpsofiyzuun6vh56segv5a/app.bsky.feed.post/3mof6qgxaul22"
  },
  "coverImage": {
    "$type": "blob",
    "ref": {
      "$link": "bafkreia5lfpcfsgtsl2idpluda7gjxy4tpkxqxuiqfmyri6drudenvf65y"
    },
    "mimeType": "image/jpeg",
    "size": 41614
  },
  "path": "/idee/cultura/disastro-nucleare-chernobyl-ladattamento-della-natura-dopo-il-fallout-mfdhufdv",
  "publishedAt": "2026-06-16T05:00:00.000Z",
  "site": "https://www.editorialedomani.it",
  "tags": [
    "Cultura"
  ],
  "textContent": "A quarant’anni dal disastro nucleare più grave della storia, i terreni un tempo contaminati propendono più per la vita che per la morte. Dove ieri regnava l’abbandono obbligatorio, oggi emerge la possibilità concreta di una “derestrizione”, lasciando spazio a un ritorno sicuro all’agricoltura",
  "title": "C’è vita in fondo a Chernobyl: l’adattamento della natura dopo il fallout"
}