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Andrea Sempio, redpillato?

Culture Wars. La newsletter May 23, 2026
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In questo mese di maggio si è scritto molto sui 3355 post che Andrea Sempio – oggi accusato dalla procura di Pavia per il delitto di Chiara Poggi del 2007 – ha pubblicato tra il 2009 e il 2016 sul forum Italian Seduction ,__ sotto lo pseudonimo «Andreas». Si tratta di una comunità di seduzione, una delle tante che si trovavano online negli anni Duemila. Il luogo in cui i Pick-Up Artists (PUA), cioè i guru del rimorchio, dispensano agli adepti strategie d’approccio e tecniche di automiglioramento, per ottenere quella postura che ti fa entrare nella testa delle hot babes (come le chiamano loro). Ambienti che esistono ancora, peraltro, sotto forma di «Accademie della seduzione» e definizioni simili.

La mostrificazione mediatica di Sempio segue una logica lineare; frequentava strani ambienti maschilisti, sproloquiava di sesso: dunque è anormale, dunque colpevole. Nulla di nuovo per la stampa: lo stesso meccanismo veniva mobilitato ai tempi per persuadere della colpevolezza di Alberto Stasi attraverso la fantomatica e mai verificata pedopornografia trovata sul suo computer: è un perverso, dunque colpevole. Si preleva un elemento correlato alla sessualità del soggetto, lo si decontestualizza, lo si essenzializza fino a farne carattere significante di una amoralità totale, e lo si converte in indizio rivelatore di un agire criminoso.

Nel caso di Sempio, questo processo passa quasi interamente attraverso le scritture del suo alias nel forum. E stavolta l’identificazione con la devianza avviene per associazione ad ambienti digitali con cui l’opinione pubblica italiana ha scarsa familiarità, ma di cui intuisce le connotazioni periferiche negative. Resta, insomma, vero che non è legittimo dedurre il profilo criminologico di Andrea Sempio dal cherry-picking confezionato ad arte dai giornali sui post di Andreas. Però è anche vero che possiamo comunque inferire qualcosa: non la verità su Garlasco, ma sulle logiche della cultura.

Sarà colpa della serie Adolescence , sarà merito di una rinnovata sensibilità sul tema del femminicidio, sarà l’eco dello scandalo della scorsa estate che ha riguardato il sito Phica.net – l’ennesimo punto della trama che intreccia la violenza maschile sulle donne e l’esperienza digitale – ma negli ultimi mesi è montata una certa curiosità febbrile attorno alla cultura incel e, più genericamente, alla “manosphere”; per le sue astruserie, il suo lessico iniziatico, i suoi risvolti macabri. Parliamo del fenomeno degli involuntary celibate : giovani uomini eterosessuali, involontariamente celibi, che condividono nei forum di tutto il mondo un’esperienza di insoddisfazione sessuo-affettiva che marcisce frequentemente in misoginia esplicita e nichilismo.

Sono soprattutto Il Giornale e Repubblica a indicare la via. «Misogino, bugiardo e sessista. Quei post pubblicati su un forum che svelano un “altro” Sempio», titola Il Giornale il 3 maggio, rincarando nel sottotitolo: «Gli inquirenti e le frasi da “incel”: “Lo stupro è solo la dimostrazione della forza del maschio”». Il giorno successivo, Repubblica offre il glossario di servizio: « One-itis , cosa vuol dire il termine usato da Sempio sui forum per parlare del suo innamoramento» (anche qui, l’immancabile rimando alla sottocultura incel, che del termine si è impossessata).

«One-itis» è il modo in cui, a partire dai forum di seduzione anglofoni che Italian Seduction esporta per il pubblico italiano, si parla dell’ossessione monomaniacale per una sola ragazza: il grande amore non corrisposto inscritto nella biografia sentimentale di ogni utente. L’allusione, nemmeno troppo dissimulata, è che Sempio parlasse della sua one-itis riferendosi a Chiara Poggi. Anche fonti meno mainstream hanno fatto la loro parte: Mow Magazine è stato il primo sito a lanciare l’identificazione tra Sempio e l’utente Andreas, riconducendolo agli ambienti della manosphere. E poi c’è la pletora di blog che si sono affrettati a conferire a Sempio il titolo di incel.

Certo, questo accade per una ragione. Nella maggior parte dei casi, tutto questo ossessionarsi sull’altro sesso si traduce in isolamento sociale e autolesionismo; in qualche caso, esplode nella violenza terroristica.Tra il 2014 e il 2021 la comunità incel è stata ricondotta a oltre cinquanta uccisioni , prevalentemente in Nord America.

È anche vero, nonché evidente, che questa linea narrativa vende bene. Ha il fascino dell’esotico (qualcosa che viene da lontano) e dell’esoterico (qualcosa di non del tutto comprensibile, che neanche si sa cosa significhi — magari è una setta del dark web? Cosa succede ai nostri ragazzi?). Eppure, il discorso incel, e in particolare la cultura red pill, ha un che di familiare: rimanda a un senso comune misogino, il patrimonio implicito della nostra tradizione patriarcale.

Prendiamo il materiale delle intercettazioni effettuate nell’abitacolo dell’automobile di Andrea Sempio. La Rai ha mandato in onda un particolare soliloquio:

Noi siamo fatti per vivere in tribù. La nostra vita ideale sarebbero tribù da 50, 60, fino a 150 individui, più femmine che maschi, perché per ogni maschio ci sarebbe una proporzione di 4 femmine … gli uomini stanno fuori 3-4 giorni a cacciare, poi tornano indietro: si mangia, si sta a riposo qualche giorno, si tromba allegramente e poi si esce di nuovo. Gli uomini stanno lì un po’, poi tornano e hanno un ricambio di donne, quindi c’è sempre desiderio, c’è sempre voglia, non ci sono persone isteriche perché non si tromba o perché il marito non ti guarda più, o perché la moglie è diventata una cicciona di merda, tutte queste cose qui. Questo è il modello con cui sono cresciuti di sicuro i nostri bisnonni e probabilmente anche le nostre nonne e i nostri nonni se vivevano in cascina…

L’intercettato ne esce come uno squilibrato: invece di ascoltare Cruciani alla Zanzara mentre guida (e sentirebbe più o meno lo stesso discorso), si lancia in questo sproloquio maniacale senza pubblico. Ma il ritratto della gaia cascina dei suoi bisnonni, e dei bucolici baccanali che vi si sarebbero consumati, ci dice qualcosa di più. Si tratta di una fantasia primitivista – in cui la famiglia e la comunità estesa rendevano omaggio alla voluttà del desiderio maschile, garantendogli un’abbondanza sessuale controllata – del tutto coerente con l’immaginario nostalgico e retro-utopico dell’ideologia red pill. Questa sostiene che la rivoluzione sessuale, liberando il desiderio femminile e restituendo alla donna un principio di sovranità sul proprio corpo e sulla propria vita sessuo-affettiva, avrebbe condannato gli esemplari maschi meno appetibili (una grande maggioranza) all’inedia relazionale e al celibato forzato.

I guru del rimorchio cercano ancora ottimisticamente di contrastare la deriva «ipergamica» della femmina liberata, compensando la perdita di potere del maschio nell’agone sessuale contemporaneo con il trucco della seduzione, ovvero della manipolazione psicologica. Ma rifiuto dopo rifiuto, la favola si incrina e il discorso di questi uomini online prende il largo. Ci si inizia a convincere che la tecnica, il carattere e la sicurezza di sé – in una parola, il “ game” , il savoir faire – non bastino ad avere successo con le donne se non si è abbastanza attraenti per natura. Senza un certo patrimonio genetico, senza soldi, senza status sociale, non c’è niente da fare: “Non è vita”.

La red pill, definita già nel 2019 dagli esperti il collante ideologico della manosphere, è in effetti una teoria sociale (pseudoscientifica) che si stratifica a partire dalla delusione di molti ex aspiranti Pick-Up Artists; proprio mentre scriveva Sempio, proprio nei forum anglofoni analoghi a Italian Seduction, e negli altri spazi che da questi ultimi sarebbero germinati per scissione ideologica. I redpillati non credono che la personalità, o il saperci fare, conti più di tanto con le donne: contano solo Looks, Money e Status. Il contributo fornito dagli ambienti PUA, con la loro rilettura selettiva della psicologia evoluzionistica applicata al comportamento sessuale femminile, è forse il momento angolare di tutto ciò che si è detto e fatto nei forum maschili negli ultimi vent’anni. Ed è almeno dal 2012 — anno in cui viene aperto l’omonimo subreddit — che la red pill si consolida come terreno discorsivo su cui stanno proliferando le comunità incel contemporanee.

Nel maggio 2014 Elliot Rodger , ventiduenne residente in California, uccide sei persone e ne ferisce quattordici a Isla Vista, prima di togliersi la vita. Lascia soprattutto un video (« Elliot Rodger’s Retribution ») in cui annuncia di volersi vendicare delle donne che lo avevano respinto, e degli uomini «alpha» che invece si erano goduti la vita che a lui era stata negata. Doveva essere l’inizio della Beta Uprising, o Rivolta Incel. Altro sangue è stato versato in nome di questa causa, ma sarebbe di certo fuorviante caratterizzare la cultura incel nel suo complesso come sovversiva. È in ogni caso a partire da Rodger che la comunità acquisisce un suo martirologio, e una vocazione apocalittica.

Rodger era un utente del forum PUAHate. Il sito, in attività grossomodo tra il 2009 e il 2014 – e chiuso in conseguenza dell’attentato – è nato come un ambiente di critica interna alla comunità PUA. Gli aspiranti seduttori sono stati delusi sia in qualità di consumatori (i guru venivano bollati come truffatori) che di fedeli: il problema non è tanto che il metodo PUA non funzioni; è che non può funzionare di principio, perché l’attrazione femminile sarebbe pre-determinata da fattori evoluzionistici e genetici non-manipolabili. Sembra che Rodger non avesse mai aderito formalmente alla comunità PUA, ma di quella disillusione era partecipe. Ed è in questa torsione che la RedPill assume la sua tonalità più cupa e disperata, la black pill : la teoria di chi non crede più nelle tecniche, nell’auto-miglioramento, né in nient’altro, e si sente condannato a un destino tragico per genetica. L’accento black pill è quello che caratterizza compiutamente l’esperienza e il registro emotivo delle comunità incel, così come le conosciamo oggi.

Nell’agosto del 2014, un thread molto popolare dell’utente Andreas viene commentato citando un articolo del Post sul caso Rodger. Andreas risponde dicendo di essere a conoscenza della vicenda, e scrive di ritrovarsi più «nel ragazzino» che nel giornalista che ha scritto il pezzo: confessa, cioè, una «vicinanza al tipo di disperazione adolescenziale di cui Rodger era una manifestazione estrema», per usare le parole dell’autrice Serena Mazzini. Perché il personaggio di Andreas ci parla di un tardo ventenne della provincia italiana che non condivide le grammatiche, le logiche, le tonalità di quella che impareremo a riconoscere come cultura incel; ne è in parte tagliato fuori per ragioni anagrafiche, ma anche epistemiche. Andrea Sempio è dopotutto un normalone __ — l’antitesi di chi rivendica l’identità incel come marchio di elezione.

Di “Andreas” sappiamo che aveva frequentato ben tre corsi di seduzione dal vivo, prestava una certa reverenza al guru-seduttore del forum, ed era un utente «élite» della sua comunità PUA. Ma sappiamo anche che inizia progressivamente a maturare un distacco da quella cultura, trovando altre narrazioni di autorealizzazione. Ed è proprio a partire dalla seconda metà del 2014 che Andrea Sempio inizia a prendere le distanze anche dal forum. Esprime una crescente frustrazione per il clima delle conversazioni, che stanno scivolando verso la red pill, probabilmente sospinte da una nuova generazione di utenti che ha già assorbito il discorso internazionale e la sua misoginia al vetriolo. In un commento, si lamenta di come si stesse passando dal discutere come «regalarle il suo migliore orgasmo» al parlare di guerra tra i sessi: «Tristezza, cazzo», commenta laconico.

Il comportamento dell’utente Andreas non cristallizza, dunque, l’anima di un criminale; tutto ciò che ho scritto è del resto del tutto esteriore al caso giudiziario, e alla brutalità dell’evento che ne è all’origine. Permette però, da un altro angolo, di osservare da vicino le ramificazioni di una cultura globale maschile in piena crescita, intrecciata quanto frammentata.

L’idea stessa di manosphere appare sempre più inadeguata a catturare questa nuova articolazione dello spirito del tempo. Il suo tentativo di tassonomizzare la varietà delle espressioni maschili online che pretende di racchiudere si rivela paradossale: sembra esserci, in fondo, un medesimo nucleo problematico – l’esperienza della maschilità eterosessuale del nuovo millennio – da cui germoglia questa varietà di fiori neri. E allo stesso tempo, l’uso improprio della categoria, piegato al sensazionalismo, induce per contro a presupporre che questo nucleo instabile possa essere descritto come un fenomeno uniforme, mentre non lo è. Un forum italiano di PUA del 2009 ha poco o nulla a che spartire con le soggettività che popolano un forum internazionale di incel blackpillati del 2014; né, tantomeno, con il looksmaxxing di Clavicular e degli influencer di oggi, con i gruppi Telegram di Andrew Tate di ieri e con gli streamer e i podcaster del documentario Netflix di Louis Theroux.

Tutto questo, peraltro, non può essere nemmeno appiattito sul patriarcato storico tout court. La sfida consiste nel pensare insieme due cose: l’austerità patriarcale e le arlecchinate della manosphere; comprendere la relazione fra esse: la persistenza di una struttura di senso antica da una parte, e dall’altra le determinazioni contingenti, nuove, che la misoginia ha assunto (e sta assumendo ancora) nella società digitale. Comprendere quale sia la tensione fra questi due ordini di grandezza; quali siano i fattori contestuali – oltre lo sforzo di un movimento sociale verso l’uguaglianza di genere – che contribuiscono a queste trasformazioni. E, alla fine, chiedersi su quali fra questi è possibile intervenire.

  • Cosa significa, sul piano psichiatrico, avere l’ADHD? Non è una questione così semplice;

  • L’amministrazione Trump ha trovato il modo di fare causa al New York Times sul caso della mancata promozione di un dipendente bianco; la solita propaganda, per buonissima parte, ma c’è dell’altro;

  • Basta, basta, basta con questa ossessione patologica per i libri che non abbiamo letto (che, spoiler, saranno sempre tantissimi).

🫰

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