Ho finito di leggere "Prosper's Demon" di K.J. Parker
Fatico molto a formarmi un'opinione su questo racconto lungo (son tipo 120 pagine): non è scritto male ed è a suo modo affascinante, ma non evoca nulla che mi faccia sperare di leggerne ancora. Forse in un contesto diverso (libro di racconti, magari multi-autore?) mi avrebbe pure preso bene, ma così, da solo, non capisco dove volesse andare a parare e mi ha lasciato un po' interdetto – che non è necessariamente un giudizio negativo, visto le mie reazioni usuali al genere.
Nota a latere: è il secondo libro che leggo in inglese quest'anno. Entrambi cortissimi, ma in entrambi i casi sono riuscito a superare la sensazione di chore (che non so bene come tradurre: letteralmente vuol dire tipo faccenda domestica, lavoro noioso, incombenza, ma non è esattamente come descriverei leggere un libro in inglese, intendo più una cosa che mi tocca fare, anziché un piacere, ecco) che ho avuto fino a poco tempo fa. Non che sia pronto per bocconi più grossi, ma buon segno.
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