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"description": "Un sondaggio di Politico tra undici storici e scrittori per i 250 anni degli Stati Uniti: i voti alla democrazia sono per lo più mediocri, ma sette restano ottimisti sul futuro",
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"publishedAt": "2026-07-10T20:30:45.000Z",
"site": "https://focusamerica.it",
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"textContent": "Nove storici su undici interpellati dal settimanale Politico ritengono che l'amministrazione Trump abbia cambiato la democrazia americana in modi destinati a durare oltre la fine del suo mandato. È uno dei risultati di un sondaggio condotto per i 250 anni della Dichiarazione d'Indipendenza, in cui a undici tra storici e scrittori è stato chiesto di dare un voto allo stato di salute della democrazia americana e di riflettere sul futuro del Paese.\n\nI voti assegnati sono per lo più mediocri. Nel sistema scolastico statunitense le valutazioni vanno dalla A, il massimo, alla F, la bocciatura, con la C nella media e la D appena sopra l'insufficienza. La maggioranza degli intervistati si ferma su una C, mentre due storici, Colin Woodard e Woody Holton, danno una D e parlano di una democrazia vicina al fallimento. Uno solo, Tevi Troy, arriva a una B+, definendo il sistema imperfetto ma \"migliore di tutte le alternative\", con un richiamo a una celebre frase di Winston Churchill.\n\nIl tagliando dei 250 anni\n\nLa democrazia americana prende appena la sufficienza dai suoi storici\n\nPer i 250 anni della Dichiarazione d'Indipendenza, Politico ha chiesto a undici tra storici e scrittori un voto sullo stato di salute della democrazia americana. Il voto più diffuso è una C — e nove su undici ritengono che i cambiamenti dell'era Trump siano destinati a durare.\n\nGrafica di FocusAmerica Luglio 2026\n\nLa pagella · I voti assegnati dagli undici storici, dalla A (massimo) alla F (bocciatura)\n\nC\n\nIl voto più diffuso:\nlo assegnano **8 storici su 11**\n\n0\n\nA\n\n1\n\nB+\n\n8\n\nC\n\n2\n\nD\n\n0\n\nF\n\nNessuno assegna una A e nessuno boccia con una F. Il voto migliore è un B+, il peggiore una D: per **Colin Woodard e Woody Holton** la democrazia americana è vicina al fallimento.\n\nQuattro capitoli del sondaggio\n\n01L'effetto Trump 02I punti deboli 03L'identità 04Il futuro\n\nUn'impronta destinata a restare\n\nQuasi tutti gli intervistati ritengono che l'amministrazione Trump abbia cambiato la democrazia americana in modi destinati a durare oltre la fine del mandato.\n\n9 su 11\n\nSu undici interpellati, **nove** pensano che le trasformazioni di questi anni non si esauriranno con la fine del mandato.\n\nRottura o continuità? Gli intervistati si dividono a metà\n\n5\n\n5\n\n**Rottura duratura** Questo momento segna una frattura con il passato del Paese\n\n**Continuità** È la prosecuzione di tendenze già presenti nella storia americana\n\n0\n\nNessuno pensa che l'amministrazione Trump sia una parentesi destinata a chiudersi **senza lasciare traccia**\n\n2\n\nSoltanto in due la vedono come un'anomalia che rientrerà quando il presidente lascerà la Casa Bianca\n\nI mali che pesano sui voti\n\nLe ragioni più citate dietro i giudizi negativi sullo stato di salute della democrazia.\n\n01\n\nIl peso del denaro in politica\n\nPer Woody Holton le elezioni sono decise sempre più dai miliardari e dal **dark money** , i finanziamenti di provenienza anonima.\n\n02\n\nIl gerrymandering\n\nSheryll Cashin punta il dito contro il ridisegno dei collegi elettorali per favorire un partito, incoraggiato a suo giudizio dalla Corte Suprema: così **gli eletti si scelgono gli elettori**.\n\n03\n\nLa sfiducia nelle istituzioni\n\nL'erosione della fiducia riguarda **soprattutto le generazioni più giovani**.\n\n04\n\nL'accesso al voto\n\nPesano la scarsa partecipazione alle urne e i **tentativi di rendere più difficile votare**.\n\nChe cosa rende americano qualcuno nel 2026\n\nPer Colin Woodard è una disputa aperta fin dal primo giorno di storia del Paese, tra due idee opposte di nazione.\n\nLa prima idea\n\nNazione civica\n\nUna nazione fondata sull'adesione agli ideali della Dichiarazione d'Indipendenza. La cittadinanza non dipende dall'etnia o dalla religione: per Woodard è stata questa la vera forza americana degli ultimi 150 anni.\n\nLa seconda idea\n\nNazione etnica\n\nUna nazione definita da sangue, religione e origini comuni. È l'idea dietro l'espressione «heritage Americans», rilanciata dal vicepresidente JD Vance e dal senatore Eric Schmitt: i discendenti, in gran parte bianchi e protestanti, di chi combatté nella guerra civile e partecipò alla conquista delle terre dei nativi.\n\nLa minaccia più concreta\n\nPer lo storico Alan Taylor sono i tentativi di **restringere la cittadinanza** e di rendere il voto più difficile a mettere a rischio le istituzioni nate con i padri fondatori.\n\nUn ottimismo prudente\n\nNonostante i voti mediocri, la maggioranza degli intervistati guarda al futuro del Paese con fiducia.\n\nSi dicono ottimisti sul futuro degli Stati Uniti\n\n7 su 11\n\nConsiderano gli Stati Uniti una forza positiva nel mondo\n\n8 su 11\n\nLa domanda finale · **Gli Stati Uniti dureranno altri 250 anni?**\n\n4\n\n6\n\n1\n\n**Sì** · 4\n\n**Incerti** · 6\n\n**No** · 1\n\n«La repubblica è ancora in piedi»Todd Bennett, storico\n\nFonte Politico Magazine, sondaggio tra undici storici e scrittori per i 250 anni della Dichiarazione d'Indipendenza, luglio 2026.\n\nNota Alla domanda su rottura o continuità hanno risposto dieci intervistati su undici.\n\nTra le ragioni dei giudizi negativi ci sono il peso del denaro nella politica e la manipolazione dei collegi elettorali. Per Holton le elezioni sono decise sempre più dai miliardari e dal \"dark money\", cioè i finanziamenti di provenienza anonima. Sheryll Cashin punta invece il dito contro il \"gerrymandering\", il ridisegno dei confini dei collegi elettorali per favorire un partito, incoraggiato a suo dire dalla Corte Suprema, che consente agli eletti di scegliersi gli elettori. Altri citano l'erosione della fiducia nelle istituzioni, soprattutto tra i più giovani, la scarsa partecipazione al voto e i tentativi di rendere più difficile votare.\n\nSette storici su undici si dicono comunque ottimisti sul futuro e otto su undici considerano gli Stati Uniti una forza positiva nel mondo. Todd Bennett ricorda che \"la repubblica è ancora in piedi\" e alla domanda se il Paese durerà altri 250 anni quattro rispondono di sì, uno di no e sei restano incerti.\n\nAlla domanda su cosa renda americano qualcuno nel 2026, Colin Woodard descrive una disputa aperta fin dal primo giorno di storia del Paese: se gli Stati Uniti siano una nazione etnonazionalista, definita da sangue, religione e origini comuni, oppure una nazione civica, fondata sull'adesione agli ideali della Dichiarazione d'Indipendenza. Woodard cita l'espressione \"heritage Americans\", gli americani di ceppo, rilanciata dal vicepresidente JD Vance e dal senatore repubblicano Eric Schmitt del Missouri: indicherebbe i discendenti, in gran parte bianchi e protestanti, di chi combatté nella guerra civile e partecipò alla conquista delle terre dei nativi. Per lui la vera forza americana degli ultimi 150 anni è stata invece che la cittadinanza non dipende dall'appartenenza a una determinata etnia o religione.\n\nLa minaccia più concreta, per lo storico Alan Taylor, sono i tentativi di restringere la cittadinanza e di rendere il voto più difficile, un tema che si intreccia con l'allarme più ampio sulla tenuta delle istituzioni nate con i padri fondatori. Sul significato di questo momento gli intervistati si dividono a metà: cinque su dieci lo considerano una rottura duratura con il passato, gli altri cinque la continuazione di tendenze già presenti nella storia americana. Nessuno pensa che l'amministrazione Trump sia una parentesi destinata a chiudersi senza lasciare traccia e solo due la vedono come un'anomalia che rientrerà quando il presidente lascerà la Casa Bianca.",
"title": "Per gli storici Trump ha cambiato la democrazia americana in modo duraturo",
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