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"description": "Teheran propone di far pagare alle navi servizi di sicurezza e tutela ambientale per attraversare lo stretto. Stati Uniti e Paesi del Golfo respingono l'idea dei pedaggi.",
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"publishedAt": "2026-06-29T13:00:36.000Z",
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"textContent": "L'Iran vuole trasformare lo Stretto di Hormuz in una fonte stabile di entrate. Secondo funzionari a conoscenza del dossier citati dal _Wall Street Journal_ , Teheran stima di poter incassare fino a 40 miliardi di dollari l'anno facendo pagare alle navi servizi di sicurezza, salvaguardia e tutela ambientale. I proventi verrebbero poi divisi tra gli Stati che aderiranno all'accordo.\n\nAttraverso lo Stretto di Hormuz, prima dell'intervento americano, passava circa il 25% del traffico di petrolio mondiale. L'Iran aveva chiuso lo stretto all'inizio della guerra con gli Stati Uniti e ora, mentre il conflitto sembra avviarsi verso una conclusione, prova a mantenere sulla rotta un controllo che prima non aveva. \"Tutti devono sapere che la gestione dello Stretto non tornerà mai com'era prima\", ha dichiarato senza mezzi termini martedì in Oman il capo negoziatore iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf.\n\nPer rendere più accettabile la proposta, Teheran la sta presentando ai Paesi del Medio Oriente e alla Cina come un meccanismo condiviso. L'obiettivo è quello di coinvolgere i vicini del Golfo Persico e offrire loro una quota dei ricavi. L'Iran ha già discusso il progetto con Cina ed Egitto e, in privato, si è detto disponibile a includere anche gli Stati Uniti nel sistema dei pagamenti: un'ipotesi che Donald Trump ha evocato più volte pubblicamente.\n\nGolfo Persico\n\nIl pedaggio di _Hormuz_ : l'Iran prova a monetizzare i passaggi nello Stretto\n\nTeheran vuole far pagare alle navi il transito nello Stretto da cui prima della guerra passava un quarto del petrolio mondiale. Washington e i Paesi del Golfo si oppongono; il traffico riparte lentamente, ma i rischi restano.\n\nL'obiettivo dichiarato di Teheran\n\n$40mld / anno\n\nÈ quanto l'Iran stima di poter **incassare ogni anno** facendo pagare alle navi servizi di sicurezza, salvaguardia e tutela ambientale. I proventi dei pedaggi verrebbero divisi tra gli Stati aderenti.\n\n25%\n\ndel **petrolio mondiale** passava da Hormuz prima dell'intervento americano\n\n130\n\nle **petroliere al giorno** in transito prima del conflitto; ora il traffico è ancora dimezzato\n\n60 gg\n\nla durata dell'**accordo** che ferma i combattimenti: transito gratuito e bonifica delle mine\n\nIl traffico marittimo\n\nLa rotta ha riaperto, ma il traffico resta la metà del normale\n\nMercoledì gli attraversamenti hanno toccato il livello più alto dall'inizio della guerra, ma siamo ancora lontani dalla media registrata prima del conflitto.\n\nPrima della guerramedia giornaliera\n\n130 petroliere\n\nMercoledìpicco post-guerra\n\n~70\n\nGiovedì un mercantile ha riferito di essere stato colpito da un proiettile vicino alla costa dell'Oman, riportando danni alla plancia, nessuna vittima.\n\nIl precedente turco\n\nIl modello a cui guarda l'Iran: lo Stretto dei Dardanelli\n\nNello Stretto controllato dalla Turchia vige una tassa di passaggio, il \"franco oro\", che copre servizi sanitari, fari e soccorso in mare.\n\nTariffa Dardanelli · dal 1º luglio\n\n$6,70 per tonnellata netta\n\nMa replicare lo schema a Hormuz sarebbe ben più complesso: secondo il giurista **James Kraska** (U.S. Naval War College), l'Iran ha sottoscritto accordi che gli impediscono di imporre pagamenti unilaterali. Il caso turco, aggiunge, è **un'eccezione storica** non trasferibile.\n\n176\n\nQualsiasi tariffa richiederebbe il **consenso di tutti i 176 membri** dell'Organizzazione Marittima Internazionale: l'ostacolo legale principale.\n\nLe posizioni in campo\n\nChi spinge per il pedaggio e chi lo respinge\n\nA favore\n\nIran\n\n\"La gestione dello Stretto non tornerà mai com'era prima\" (Ghalibaf)\n\nHa presentato il piano a Cina ed Egitto come meccanismo condiviso\n\nHa già imposto ssicurazione propria e rotte obbligate da seguire\n\nContrari\n\nUSA e Paesi del Golfo\n\nPer Rubio i pedaggi si diffonderebbero \"come un contagio\"\n\nNessuno può far pagare le vie d'acqua internazionali\n\nL'Oman ha aperto un corridoio sicuro e gratuito; gli Emirati frenano\n\nFonte Wall Street Journal, su dichiarazioni di funzionari a conoscenza del dossier; dichiarazioni di Mohammad Bagher Ghalibaf, Marco Rubio e Badr Albusaidi; analisi di James Kraska (U.S. Naval War College). Dati 2026.\n\nGrafica di **FocusAmerica**\n\n### **Il precedente turco e gli ostacoli legali**\n\nIl modello indicato da Teheran è quello dello Stretto dei Dardanelli, dove la Turchia incassa una tassa di passaggio nota come \"franco oro\". Il tributo, fissato a 6,70 dollari per tonnellata netta per l'anno che inizia il primo luglio, copre servizi sanitari, fari e soccorso in mare. Tutte le navi che dal Mar Nero entrano nel Mediterraneo sono obbligate ad attraversare lo Stretto dei Dardanelli.\n\nApplicare lo stesso schema a Hormuz, però, sarebbe molto più complicato. James Kraska, docente di diritto marittimo allo _U.S. Naval War College_ , ha spiegato che l'Iran ha sottoscritto accordi internazionali e regionali che gli impediscono di imporre unilateralmente pagamenti alle navi in transito. Il caso turco, ha aggiunto, è un'eccezione storica e non può essere trasferito automaticamente a un altro Paese. Qualsiasi tariffa decisa da Teheran richiederebbe inoltre il consenso dei 176 membri dell'Organizzazione Marittima Internazionale.\n\nDa parte loro, gli Stati Uniti respingono con forza l'idea. Il Segretario di Stato Marco Rubio ha detto giovedì in Bahrein che i pedaggi creerebbero un precedente pericoloso, capace di diffondersi \"come un contagio\" e produrre caos nelle rotte globali. \"Nessun Paese al mondo ha il diritto di far pagare l'uso delle vie d'acqua internazionali, e questa non sarà mai una condizione accettabile in alcun accordo\", ha affermato. Rubio ha aggiunto che anche i Paesi del Golfo Persico hanno già respinto la proposta. Trump, da parte sua, ha scritto sui social che l'Iran non sta chiedendo né ricevendo dazi, costi assicurativi o altri oneri sulle navi che attraversano lo Stretto.\n\n### **Il traffico riparte, ma i rischi restano**\n\nL'accordo di 60 giorni per fermare i combattimenti e riaprire lo Stretto affida all'Iran la bonifica delle mine e prevede il transito gratuito per tutta la durata dell'intesa. Lo stesso documento, però, riconosce a Teheran un ruolo nella futura gestione. Intanto le autorità iraniane hanno già imposto alle navi in transito il ricorso a una propria compagnia assicurativa e giovedì hanno avvertito che attraversare lo Stretto fuori dalle rotte designate da Teheran è \"pericoloso e proibito\".\n\nDa parte sua, l'Oman ha annunciato un corridoio temporaneo sicuro e gratuito lungo la propria costa, coordinato con l'Organizzazione marittima internazionale. Il Ministro degli Esteri omanita, Badr Albusaidi, ha assicurato a Rubio che qualsiasi futura intesa su Hormuz non includerà tariffe di transito. Le reazioni nella regione però restano contrastanti. Anwar Gargash, consigliere della presidenza degli Emirati Arabi Uniti, ha detto giovedì che le nuove realtà geopolitiche non possono essere imposte agli Stati arabi del Golfo. Alcuni grandi armatori, invece, considerano un eventuale pagamento il prezzo necessario per riaprire stabilmente la rotta.\n\nIl traffico intanto riprende lentamente. Mercoledì gli attraversamenti sono saliti a circa 70, il livello più alto dall'inizio della guerra, ma ancora lontano dalla media di 130 petroliere al giorno registrata prima del conflitto. I rischi restano elevati: giovedì un mercantile ha riferito di essere stato colpito da un proiettile vicino alla costa omanita. La nave ha riportato danni alla plancia, ma non ci sono state vittime.",
"title": "L'Iran punta a incassare 40 miliardi l'anno dallo Stretto di Hormuz",
"updatedAt": "2026-06-29T13:00:37.140Z"
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