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Vance difende l'accordo con l'Iran e avverte Israele di non criticare il suo unico alleato

Focus America June 19, 2026
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Il vicepresidente americano JD Vance ha difeso giovedì alla Casa Bianca l'accordo preliminare che ferma la guerra con l'Iran, definendolo una vittoria per gli americani, mentre la seconda fase del negoziato si è subito complicata. In serata la Casa Bianca ha annunciato che Vance non sarebbe partito per la Svizzera, dove erano in programma i colloqui tecnici, citando problemi logistici. Il ministero degli Esteri svizzero ha poi confermato che l'incontro di venerdì è stato cancellato. L'intesa, firmata in settimana sotto forma di memorandum d'intesa, apre un periodo di sessanta giorni per arrivare a un accordo definitivo. Ha riaperto lo Stretto di Hormuz, il passaggio strategico per il commercio mondiale di petrolio, e ha portato un primo sollievo economico agli americani: i prezzi di petrolio e benzina sono scesi a livelli che non si vedevano dall'inizio della guerra. Vance ha insistito su questo punto nel suo ruolo crescente di difensore dell'accordo. Davanti ai giornalisti Vance ha sostenuto che gli Stati Uniti hanno in mano tutte le carte e che l'Iran otterrà poco se non accetterà le richieste americane nella prossima fase, quella dedicata al programma nucleare. "Le parole non contano", ha detto. "Noi puntiamo sulla verifica." Diverse sue affermazioni, analizzate dal New York Times, sono però risultate vaghe o imprecise. Sul petrolio, Vance ha affermato che la revoca delle sanzioni non rappresenta un nuovo vantaggio per Teheran. L'affermazione ignora che le sanzioni costringevano l'Iran a vendere il greggio con forti sconti rispetto ai prezzi di mercato, soprattutto a raffinerie cinesi disposte a rischiare. Ora l'Iran potrà venderlo a un prezzo più alto, a una platea più ampia di acquirenti e ricevere pagamenti in valute più convenienti. È vero invece, come ha detto il vicepresidente, che senza il blocco americano le esportazioni torneranno ai livelli precedenti alla guerra, senza necessariamente superarli. Sul nucleare il memorandum resta ambiguo. Non chiarisce se l'Iran manterrà il diritto ad arricchire l'uranio, che Teheran rivendica da sempre, né cosa accadrà alle sue scorte. Il testo chiede all'Iran di diluire le circa 11 tonnellate di materiale arricchito che possiede, comprese 970 libbre, circa 440 chili, arricchite al 60 per cento, poco sotto la soglia per costruire una bomba, ma non gli impone di consegnarlo e spedirlo fuori dal paese. Con l'accordo del 2015 negoziato sotto Obama, l'Iran aveva inviato circa il 97 per cento delle sue scorte in Russia. Vance ha detto che gli iraniani hanno promesso di non arricchire e di far entrare gli ispettori per distruggere lo stock più pericoloso. Sul fronte economico il memorandum impegna gli Stati Uniti a sostenere la creazione di un fondo da 300 miliardi di dollari per la ricostruzione dell'Iran e apre alla liberazione di miliardi di dollari di beni iraniani congelati all'estero. Vance ha detto che gli Stati Uniti non verseranno denaro nel fondo e che i benefici scatteranno solo se l'Iran rispetterà pienamente le condizioni. Il testo del memorandum afferma però che gli Stati Uniti sbloccheranno i beni congelati al momento dell'attuazione dell'intesa. Vance ha aggiunto di non conoscere l'importo totale dei fondi congelati: ha riferito di aver sentito cifre superiori ai 100 miliardi di dollari e perfino oltre i 200 miliardi. L'accordo preliminare non dice nulla sui missili balistici dell'Iran, una delle principali preoccupazioni di Israele e un obiettivo che l'amministrazione si era posta all'inizio della guerra. A marzo il segretario di Stato Marco Rubio aveva descritto la distruzione dei missili a corto raggio iraniani come uno degli scopi dell'operazione. Quell'obiettivo non è stato raggiunto: secondo un rapporto riservato dell'intelligence americana, a maggio l'Iran conservava ancora circa il 70 per cento del suo arsenale missilistico prebellico. Interrogato sul punto, Vance ha risposto che nessun paese può sentirsi dire di non potersi difendere e che conta più lo stato dei lanciatori che il numero dei missili. La parte più dura dell'intervento di Vance ha riguardato Israele. Il vicepresidente ha rivolto un avvertimento netto ai membri del governo di Benjamin Netanyahu che hanno attaccato il presidente Donald Trump dopo la firma dell'accordo. "Donald Trump è oggi l'unico capo di Stato al mondo che mostra simpatia verso la nazione di Israele", ha detto. Se fosse un membro del governo israeliano, ha aggiunto, non attaccherebbe il solo alleato potente che gli resta al mondo. Ha detto anche che negli ultimi tre mesi due terzi delle armi difensive che hanno protetto il territorio israeliano sono state fabbricate negli Stati Uniti e pagate dai contribuenti americani. Le parole di Vance sono arrivate mentre Israele continuava a colpire il Libano. Nella notte i raid israeliani sul sud del paese hanno ucciso almeno sedici persone, due giorni dopo la firma dell'accordo tra Washington e Teheran. L'esercito israeliano ha detto di aver risposto a ripetute violazioni del cessate il fuoco da parte di Hezbollah, il gruppo armato libanese sostenuto dall'Iran. Vance ha criticato l'offensiva israeliana, sostenendo che ha intralciato i negoziati e che alcuni attacchi non sono accettabili. Funzionari israeliani affermano di non essere vincolati dall'accordo tra Stati Uniti e Iran e di voler disarmare Hezbollah prima di ritirare le truppe. Stati Uniti e Iran stanno intanto lavorando in segreto a proposte per attuare i quattordici punti dell'accordo, compreso il futuro del programma nucleare iraniano, come ha rivelato la CNN citando alcuni funzionari americani. Vance ha lasciato intendere che alcune intese aggiuntive, definite dall'amministrazione "accordi tra gentiluomini", sono in realtà messe per iscritto. L'Iran però non ha firmato alcun documento oltre al memorandum, e questo alimenta il dubbio che l'amministrazione abbia esagerato gli impegni ottenuti da Teheran. Le critiche arrivano da entrambi gli schieramenti. A destra il senatore repubblicano Roger Wicker, presidente della commissione delle forze armate del Senato, ha attaccato il fondo da 300 miliardi per la ricostruzione dell'Iran, sostenendo che ridurrebbe a un'elemosina ciò che Teheran aveva ottenuto con l'accordo nucleare del 2015. A sinistra Susan Rice, ex consigliera del presidente Joe Biden, ha parlato di un documento di capitolazione sconcertante e ha definito la guerra il più grave errore di sicurezza nazionale da decenni. Il deputato democratico Adam Smith ha detto alla CNN che la guerra non ha raggiunto i suoi obiettivi e ha lasciato l'Iran in una posizione più forte. Trump ha respinto le critiche sul suo social Truth Social, scrivendo che per gli Stati Uniti ci sono solo successo, prezzi del petrolio in calo e vittoria. Al vertice del G7 a Evian-les-Bains, in Francia, ha cercato di riprendere il controllo definendo Netanyahu un brav'uomo che a volte si agita troppo e descrivendo gli Stati Uniti come il partner grande e Israele come quello molto piccolo. L'Iran ha avvertito che reagirà con una risposta schiacciante a ogni violazione dell'accordo e ha annunciato che la nuova autorità incaricata di gestire il traffico nello Stretto di Hormuz non applicherà tariffe per sessanta giorni.

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