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Il capitalismo americano si regge sui piccoli imprenditori, non sui miliardari

Focus America June 14, 2026
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Per ogni persona presente nella classifica Forbes 400 dei più ricchi d'America ci sono più di 4.000 proprietari di aziende private che valgono almeno 10 milioni di dollari a testa. È il calcolo di Owen Zidar e Eric Zwick, due economisti delle università di Princeton e Chicago, nel libro in uscita The Everywhere Millionaire , anticipato dall'Economist.

I protagonisti del libro non somigliano agli imprenditori della Silicon Valley che vogliono cambiare il mondo. Trovano un'attività noiosa e la portano avanti con ostinazione finché non diventano ricchi. Uno vende grondaie in Texas, un altro distribuisce carta igienica nel New Jersey. Una donna in California iniziò a preparare quiche per le sue feste e non smise più: vent'anni dopo ne sforna più di un milione al giorno e possiede uno yacht.

Il fenomeno nasce, secondo l'Economist , da una legge del 1986 che abbassò l'aliquota massima dell'imposta sul reddito delle persone fisiche al di sotto di quella sulle società. Molte imprese si trasformarono così in società di persone, ditte individuali e altre strutture che "fanno passare" i profitti direttamente ai proprietari, i quali pagano l'imposta sul reddito personale invece di quella societaria. Zidar e Zwick studiano da anni i dati fiscali americani per ricostruire gli effetti di quella riforma.

Queste aziende ricevono molta meno attenzione di quanta ne meriterebbero. Giornalisti, accademici e investitori si concentrano sulle società quotate in borsa, mentre i populisti prendono di mira pochi dirigenti del settore tecnologico perché sono i più ricchi e i più eccentrici. I proprietari delle grandi imprese private, invece, stanno meglio degli amministratori delegati delle aziende quotate. Alcuni sono ricchi quanto Warren Buffett, considerato il simbolo del capitalismo dell'economia reale, e cioè sono di fatto miliardari.

Per l'Economist i molto ricchi se la passano per certi versi meglio dei ricchissimi. Sta meglio l'eroe locale con una pista da bowling in casa che il cattivo nazionale con un razzo nel ranch, scrive il giornale. Spesso però gli uni e gli altri viaggiano con lo stesso lusso: gli autori hanno usato i registri di proprietà di jet privati e yacht per rintracciare i magnati del pollame e della carta che compaiono nel libro, molti dei quali possiedono anche squadre sportive.

Questi imprenditori godono di molti dei privilegi politici dei colossi della tecnologia o della finanza, ma sfuggono alle critiche dell'opinione pubblica. Si è scritto moltissimo sull'influenza di Elon Musk, che potrebbe presto diventare il primo uomo al mondo con un patrimonio da mille miliardi di dollari. Molto meno ci si è soffermati sul perché la maggior parte degli Stati americani vieta o limita fortemente alle case automobilistiche, Tesla compresa, di vendere le auto direttamente ai clienti. Quasi 10.000 concessionarie, ben rappresentate al Congresso, hanno almeno un proprietario nello 0,1% dei redditi più alti del paese. Anche i distributori di birra sono una categoria protetta di ricchi quanto sconosciuti.

Questi proprietari traggono vantaggio anche da alcune delle norme fiscali più discusse del paese, come lo stepped-up basis , una regola che azzera le plusvalenze storiche quando le azioni passano agli eredi e riduce così le tasse dovute. Gli stessi autori, in un lavoro precedente, hanno trovato che il calo della quota di reddito destinata ai lavoratori anziché al capitale, spesso citato come prova della disuguaglianza crescente, è meno marcato di quanto si creda una volta conteggiate correttamente le imprese pass-through.

Il libro interessa anche chi sogna di entrare in questo gruppo. Il desiderio di diventare moderatamente ricchi con calma è meno raccontato della voglia di arricchirsi in fretta, ma ha i suoi seguaci. Tra questi i fedeli del movimento FIRE , acronimo di financial independence, retire early , ossia indipendenza finanziaria e pensionamento anticipato. Nelle migliori scuole di business americane è cresciuta la pratica dell'employment through acquisition , che consiste nel comprare una piccola impresa di tipo manuale invece di cercare un impiego d'ufficio.

Un risultato scomodo per chi conta solo sul proprio ingegno è che gli avvocati guadagnano la quota maggiore dei redditi più alti delle imprese pass-through. Buona parte dell'economia privata è però in continua trasformazione, e a fare il lavoro pesante è la morte. Secondo Zidar e Zwick, nei quattro anni successivi alla scomparsa improvvisa del proprietario milionario di un'azienda i profitti dell'impresa calano in media di quattro quinti rispetto ad attività simili, perché l'azienda si rimpicciolisce o chiude. Crescere in un ambiente imprenditoriale aumenta le probabilità di saper fare soldi da adulti, ma molte imprese scoprono a proprie spese che la tenacia non si eredita.

Il modo più semplice per ingannare la natura è vendere, e il modo più semplice per vendere è cedere l'azienda a un fondo di private equity, cioè un fondo che acquista imprese non quotate in borsa. L'investitore di private equity, scrive l'Economist , è il cugino prudente dell'imprenditore: anche lui un prodotto tipicamente americano, ma con un portafoglio diversificato e pochi soldi propri in gioco. Se le cose vanno male, come spesso accade, un altro imprenditore può sempre subentrare. Gran parte dei guadagni del capitalismo americano, conclude il giornale, va ancora a chi si rimbocca le maniche.

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