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Come Trump ha preso il controllo delle agenzie regolatorie americane

Focus America June 5, 2026
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Nell'agosto 2024, in una riunione nello Studio Ovale per discutere l'acquisizione da 13 miliardi di dollari di Interpublic Group da parte di Omnicom, il presidente Donald Trump prese il telefono e chiamò in viva voce un suo amico, l'amministratore delegato di Newsmax Chris Ruddy. La fusione tra i due colossi era una pratica di routine, di quelle che storicamente vengono gestite dallo staff della Federal Trade Commission senza coinvolgere la Casa Bianca. Ruddy, alla guida di un canale televisivo conservatore, sosteneva di essere vittima di un boicottaggio pubblicitario e chiese al presidente della FTC Andrew Ferguson di bloccare l'operazione, oppure di imporre alle due aziende un fondo da 250 milioni di dollari per compensare Newsmax e altre parti danneggiate. Trump rise della richiesta, definendola "bullshit". Ferguson disse di no e lasciò chiudere il deal. L'episodio, ricostruito dal Wall Street Journal grazie a fonti coinvolte nella telefonata, è solo l'esempio più vistoso di un cambiamento profondo che sta investendo il sistema regolatorio degli Stati Uniti. Trump è entrato direttamente nelle decisioni delle agenzie federali, comprese quelle indipendenti che il Congresso aveva creato proprio per tenerle al riparo dalla politica della Casa Bianca. Funzionari ed ex commissari di varie amministrazioni dicono che è estremamente inusuale che un presidente si occupi nel dettaglio delle istruttorie regolatorie, e i predecessori evitavano accuratamente di esprimersi prima della conclusione delle stesse. Poche settimane dopo il ritorno alla Casa Bianca, Trump ha firmato un ordine esecutivo che impone per la prima volta alle agenzie indipendenti di sottoporre i principali regolamenti all'ufficio del budget della Casa Bianca. Ha poi licenziato i commissari democratici di diverse agenzie, compresa la FTC, che ora ha solo due commissari su cinque, entrambi repubblicani. La Corte Suprema sta riesaminando proprio in queste settimane se il presidente possa rimuovere senza giusta causa figure di questo tipo. Le aziende ormai aggirano i funzionari delle agenzie e si rivolgono direttamente al presidente. Le dichiarazioni di lobbying rivolte alla Casa Bianca sono cresciute del 70% nel 2025, secondo un'analisi di Bloomberg Government sui registri federali. Alcuni capi delle agenzie incoraggiano apertamente questo coinvolgimento. "Penso che sia un bene che si coinvolga e abbia discussioni con i diversi amministratori delegati", ha detto Brendan Carr, presidente della Federal Communications Commission, che vigila sulle comunicazioni delle reti televisive. Il caso più clamoroso riguarda la Food and Drug Administration. Il presidente ha recentemente rimosso il commissario Marty Makary, in gran parte per la sua riluttanza a eseguire gli ordini della Casa Bianca. Il licenziamento è arrivato pochi giorni dopo un incontro tra Trump e dirigenti dell'industria del tabacco che spingevano per accelerare le approvazioni dei prodotti da svapo aromatizzati, una delle questioni su cui Makary si era scontrato con la Casa Bianca. Il 30 aprile, poco prima di quell'incontro, una controllata di Reynolds American aveva versato 5 milioni di dollari a un super PAC pro-Trump. Stacey Kennedy, amministratrice delegata di Philip Morris International per gli Stati Uniti, ad aprile ha partecipato a un evento di raccolta fondi da un milione di dollari a persona nella tenuta vinicola di Trump in Virginia. Il podcaster Joe Rogan ha proposto via messaggio a Trump l'approvazione di un farmaco psichedelico, ricevendo come risposta: "Sembra ottimo. Vuoi l'approvazione della FDA? Facciamolo". Diverse aziende farmaceutiche hanno ingaggiato lobbisti per rivolgersi direttamente ai consiglieri del presidente. A maggio, la biotech Replimune Group ha incontrato funzionari della Casa Bianca dopo mesi di scontro con Makary su un nuovo farmaco contro il melanoma. Anche l'amministratore delegato di United Airlines Scott Kirby ha presentato a Trump la sua proposta di acquistare American Airlines per creare un "campione nazionale": il presidente ha detto a CNBC di essere contrario alla fusione e meno di una settimana dopo United ha abbandonato il progetto. Brendan Carr è entrato nella Federal Communications Commission nel 2012 e ha lavorato per anni sui dossier tecnici delle telecomunicazioni prima di diventare presidente con Trump. Cresciuto in un sobborgo benestante della Virginia ed educato nelle scuole private, ha adottato negli ultimi anni una postura più populista vicina al movimento MAGA: i colleghi raccontano che occasionalmente arriva in ufficio con gli stivali da cowboy. Sua moglie Machalagh Carr è stata capo di gabinetto dello speaker della Camera Kevin McCarthy e ha contribuito alla risalita politica di Trump dopo il 6 gennaio. Carr stesso visita Mar-a-Lago tre o cinque volte ogni inverno, è stato visto indossare una spilla d'oro con il profilo del presidente e briefa regolarmente Trump e i suoi collaboratori sulle decisioni prima di prenderle. Sotto la guida di Carr la FCC ha approvato operazioni che mettono in tensione le sue stesse regole. Nel 2024 Trump ha fatto causa a Paramount per 10 miliardi di dollari, poi saliti a 20, accusando CBS News di aver manipolato un'intervista con la sua avversaria Kamala Harris. La causa è arrivata mentre Paramount aveva bisogno dell'approvazione della FCC per la fusione con Skydance, controllata dal figlio dell'alleato di Trump Larry Ellison. Dopo un evento al Kennedy Center nel dicembre 2024, i dirigenti di Paramount riferirono ai loro contatti di essersi sentiti minacciati da Carr sul fatto che la fusione non sarebbe passata senza una transazione con il presidente. Una persona vicina a Carr ha negato la minaccia. A luglio, Paramount ha accettato di pagare 16 milioni di dollari per chiudere la causa di Trump, sapendo di non poter ottenere altrimenti il via libera al deal. Il denaro è andato alla futura biblioteca presidenziale e alle spese legali. A marzo, la FCC ha approvato l'acquisto di un'emittente rivale da parte di Nexstar Media Group, il cui amministratore delegato Perry Sook è descritto come politicamente conservatore. L'operazione porterebbe la nuova entità a coprire circa l'80% delle famiglie americane con un televisore, ben oltre il tetto del 39% fissato dalla stessa FCC. L'approvazione è arrivata mentre alcune emittenti di Nexstar avevano sospeso temporaneamente la trasmissione del programma "Jimmy Kimmel Live!" dell'ABC, in protesta per una battuta del conduttore sulle reazioni di Trump e altri all'omicidio di Charlie Kirk. Otto stati e l'emittente satellitare DirecTV hanno fatto causa per bloccare l'operazione su basi antitrust. Un giudice federale ad aprile ha sospeso la fusione, contro cui Nexstar ha presentato appello. Ad aprile, Carr ha annunciato l'apertura di un'istruttoria sulle licenze televisive dell'ABC, controllata da Disney. La decisione è arrivata il giorno dopo che Trump aveva chiesto sui social il licenziamento di Kimmel per un'altra battuta, questa volta sulla first lady Melania Trump. Carr ha detto che la revisione è collegata alle iniziative di diversità, equità e inclusione di Disney. La FCC ha aperto anche un'indagine su una stazione ABC di Houston per un'intervista al deputato democratico texano James Talarico nel programma "The View" e sul fatto che il programma possa essere considerato un notiziario. A un evento per donatori alla Casa Bianca, Trump si è vantato che il suo presidente della FCC stesse facendo un buon lavoro nel controllare i media e "tenerli responsabili", citando ripetutamente Carr davanti ai presenti. Anche alcuni repubblicani, tra cui il senatore del Texas Ted Cruz, hanno criticato il suo approccio, sostenendo che potrebbe ritorcersi contro i conservatori quando i democratici torneranno al potere. Alla Federal Trade Commission, Ferguson incontra la Casa Bianca con una frequenza senza precedenti: nei primi tre mesi del 2025 ha avuto dieci riunioni alla Casa Bianca, lo stesso numero che la presidente uscente Lina Khan, sotto Joe Biden, aveva avuto nel suo ultimo intero anno di mandato. Lo scorso anno, quando Mark Zuckerberg ha fatto pressioni per fermare il processo antitrust contro Meta, Trump ha chiesto a Ferguson di trovare un accordo. Il presidente della FTC ha chiesto un incontro con Trump e, con un pitch deck in mano, lo ha convinto a non intervenire e a lasciare che il caso andasse in tribunale, spiegando che Meta non era disposta a pagare i 30 miliardi di dollari richiesti dall'agenzia. Trump ha dato il via libera e a novembre Meta ha vinto in tribunale. Ex commissari della FTC dicono che è straordinario che un presidente dell'agenzia debba convincere il capo dello Stato della fondatezza di un procedimento antitrust. Nel primo mandato di Trump, il presidente della FTC Joe Simons aveva talvolta rifiutato di seguire gli ordini della Casa Bianca: quando Trump chiese all'agenzia di indagare sul presunto bias contro i conservatori delle piattaforme social, Simons rispose che il suo mandato non comprendeva la libertà di parola politica. Ferguson invece ha accolto quel filone. A febbraio ha inviato all'amministratore delegato di Apple Tim Cook una lettera in cui sostiene che il prodotto Apple News potrebbe violare la legge federale promuovendo contenuti liberal e sopprimendo voci di testate conservatrici. Ferguson stesso descrive pubblicamente l'agenzia con una formula che alcuni avvocati antitrust giudicano svilente per il ruolo storico della FTC: "la Trump-Vance FTC".

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