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Come Trump può intervenire militarmente a Cuba

Focus America June 1, 2026
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L'arrivo della portaerei USS Nimitz nei Caraibi questa settimana è l'ultima mossa con cui il Pentagono minaccia un intervento militare contro il regime comunista dell'Avana. Mentre i colloqui tra Washington e l'Avana sulla liberazione dei prigionieri politici e sull'apertura dell'economia cubana sono in stallo, gli Stati Uniti hanno iniziato a preparare il terreno militare e politico per un possibile intervento. Secondo gli analisti citati dal Financial Times, un'azione imminente resta improbabile e comporterebbe molti rischi, ma le probabilità che il presidente Trump ordini un attacco contro Cuba aumentano man mano che Washington prova a mostrare i muscoli.

Cuba nel mirino — FocusAmerica

Caraibi · La pressione di Trump su Cuba

Cuba nel mirino: le tre strade di Trump, e perché nessuna di queste è semplice

L'arrivo della portaerei USS Nimitz nei Caraibi apre una nuova fase di pressione su L'Avana. Ma il modello applicato al Venezuela a gennaio difficilmente potrà ripetersi: ogni opzione verso un cambio di regime si scontra con un nuovo ostacolo.

Fonte: Financial Times Analisti ed ex funzionari di difesa e intelligence

Altri presidenti ci hanno pensato per cinquanta, sessant'anni, ma sembra che sarò io a farlo.

Donald Trump , la scorsa settimana

Portaerei

USS Nimitz schierata nei Caraibi questa settimana

Sorveglianza

Voli di ricognizione intensificati attorno all'isola

Petrolio

Blocco quasi totale delle importazioni dell'isola da gennaio

Esplora lo scenario

1 Opzioni 2 Cuba ≠ Venezuela 3 Isola 4 Cronologia

Le carte sul tavolo

Tre opzioni per L'Avana, ciascuna con il suo ostacolo

Washington prepara il terreno militare e politico per un cambio di regime. Tocca ogni opzione per scoprire la mossa ipotizzata e il limite che la frena.

1

Il blitz, come in Venezuela

Catturare Raúl Castro con le forze speciali

La mossa

Replicare il raid di gennaio contro Maduro a Caracas. La base legale è già pronta: l'incriminazione di Raúl Castro per l'abbattimento di due aerei civili nel 1996.

L'ostacolo

Manca l'effetto sorpresa. Secondo un ex funzionario della Defence Intelligence Agency, sarebbe ingenuo pensare che Castro non venga ormai spostato di continuo.

2

L'attacco diretto

Colpire le Forze Armate cubane per far cadere il regime

La mossa

Aviazione e missili statunitensi potrebbero sopraffare facilmente l'esercito cubano, oggi ridotto, secondo gli esperti, a "uno scheletro" rispetto ai tempi della Guerra Fredda.

L'ostacolo

Il problema è il giorno dopo: senza un successore pronto e con un sistema politico monolitico, la caduta del regime lascerebbe "un vuoto completo", aprendo proprio quello scenario di nation-building che Trump ha giurato di evitare.

3

La stretta economica

Soffocare l'isola per obbligare il regime a un negoziato

La mossa

Nessuna azione militare. Stringere ancora di più la morsa contro un'isola già sotto un blocco petrolifero quasi totale, puntando sul collasso economico per ottenere un'apertura.

L'ostacolo

Una crisi umanitaria più ampia e una nuova potenziale ondata migratoria verso gli Stati Uniti sono uno scenario altamente indesiderato dalla Casa Bianca a pochi mesi dalle elezioni di midterm.

Perché il modello non regge

Il metodo usato in Venezuela a gennaio non funziona con Cuba

Quasi tutti gli elementi che resero possibile il cambio di vertice a Caracas mancano a Cuba.

Condizione

Venezuela

Cuba

Successore pronto a collaborare

A Caracas la vicepresidente Delcy Rodríguez

Leader d'opposizione credibile

María Corina Machado, premio Nobel

Effetto sorpresa

Inedito a gennaio, scontato oggi

Potere fratturato e aggirabile

A Cuba struttura monolitica, senza fazioni

Un regime molto più compatto di quello venezuelano: semmai assomiglia più all'Iran che al Venezuela.

Un ex alto funzionario statunitense, al Financial Times

Tre piani, tre diverse verità

Militarmente fragile, politicamente blindata, economicamente già al limite

La debolezza dell'isola sul piano militare non si traduce in una via d'uscita facile per Washington.

Sul piano militare

Un bersaglio facile

L'esercito cubano è ormai l'ombra di quello degli anni Settanta: mancano pezzi di ricambio, i piloti sono poco addestrati e le difese contro aerei e missili sono molto deboli ed inefficaci.

Sul piano politico

Una trappola

Sette decenni di partito unico hanno soffocato ogni alternativa: nessun successore, nessun leader d'opposizione. Far cadere il regime aprirebbe "un vuoto completo" per l'isola.

Sul piano economico

Già al limite

Il blocco petrolifero quasi totale imposto da Trump ha aggravato la crisi economica e dei servizi di base, sanità inclusa. Con l'estate, alcuni esperti temono una nuova ondata di migrazioni.

Diversi ex funzionari interpretano il rafforzamento militare statunitense come una forma di pressione per ottenere concessioni nei colloqui in stallo, più che come la preparazione di un attacco imminente.

Come si è arrivati qui

Dal 1996 alla portaerei nei Caraibi

Tocca un evento per i dettagli.

1996

Abbattuti due aerei civili

L'episodio è diventato oggi la base legale dell'incriminazione di Raúl Castro per omicidio, il pretesto giuridico per un eventuale blitz.

Luglio 2021

L'ondata di proteste a Cuba

Il più grande movimento di piazza da decenni: il precedente a cui guardano gli analisti nello scenario di una possibile caduta del regime in estate.

Gennaio 2026

Il raid in Venezuela e il blocco quasi totale su Cuba

Le forze speciali statunitensi catturano Maduro a Caracas. Nello stesso periodo gli Stati Uniti avviano il blocco quasi totale delle importazioni di petrolio verso L'Avana.

Questa settimana

La USS Nimitz arriva nei Caraibi

Crescono anche i voli di sorveglianza attorno all'isola. Il Pentagono prepara il terreno per un'invasione, mentre i colloqui con L'Avana restano in stallo.

Novembre 2026

Le elezioni di midterm

L'orizzonte politico che pesa sulle scelte della Casa Bianca: una nuova ondata migratoria sarebbe lo scenario più temuto alla vigilia del voto.

Fonte Financial Times — dichiarazioni di analisti ed ex funzionari di difesa e intelligence statunitensi. Elaborazione FocusAmerica.

"Altri presidenti ci hanno pensato per 50, 60 anni e sembra che sarò io a farlo", ha detto il presidente la scorsa settimana. I voli di sorveglianza statunitensi attorno all'isola sono aumentati, un passaggio di raccolta informazioni che spesso precede operazioni militari ma che secondo gli analisti viene usato anche per esercitare pressione sull'Avana.

La prima opzione sul tavolo sarebbe ripetere quanto fatto a gennaio in Venezuela, quando le forze speciali statunitensi catturarono il presidente Nicolás Maduro a Caracas. L'amministrazione ha posato le basi legali la scorsa settimana incriminando per omicidio l'ex presidente cubano Raúl Castro per l'abbattimento di due aerei civili nel 1996, esattamente come a gennaio l'incriminazione di Maduro era stata usata come pretesto giuridico per il raid. Per Trump questa opzione ha più di un vantaggio: evita un impegno militare di lungo periodo e in caso di successo metterebbe in mostra le capacità delle forze speciali. "È stato come guardare uno show televisivo", commentò il presidente dopo il blitz contro Maduro.

L'ostacolo principale è la totale mancanza di sorpresa. Mentre a gennaio l'idea di catturare un leader politico straniero appariva sorprendente, oggi non lo è più. "Bisognerebbe essere matti per pensare che Raúl Castro non venga spostato regolarmente in questo momento", ha dichiarato al Financial Times Chris Simmons, ex funzionario della Defence Intelligence Agency con un focus su Cuba. Un altro ex funzionario dell'intelligence ha aggiunto di aspettarsi che Castro si toglierebbe la vita prima di farsi catturare.

La seconda opzione è un attacco diretto alle forze armate cubane per provocare un cambio di regime distruggendone la capacità di combattere. Gli esperti militari ritengono che l'aviazione e i missili statunitensi potrebbero sopraffare facilmente l'esercito cubano, ormai ridotto a un'ombra di quello degli anni Settanta, quando Cuba era in prima linea nella guerra fredda e mandava soldati ed equipaggiamenti dalla Siria all'Angola. "L'esercito cubano è nel migliore dei casi un guscio vuoto di ciò che era e non rappresenta un deterrente se gli Stati Uniti decidono di usare tutta la forza", ha detto al Financial Times Frank Mora, ex alto funzionario della Difesa nell'amministrazione di Barack Obama. Le forze cubane scontano carenze gravi di pezzi di ricambio, scarso addestramento dei piloti e una capacità limitata di difendersi da missili e aerei. Il Pentagono non ha risposto alla richiesta di commento.

Anche un'azione militare riuscita lascerebbe aperta la domanda politica su cosa accadrebbe il giorno dopo. In Venezuela il raid contro Maduro ha aperto la strada alla vicepresidente Delcy Rodríguez, che si è dimostrata disposta a collaborare con Washington. Il sistema cubano è invece più rigido perché privo di fazioni e rivalità personali chiare. "Non esiste una versione cubana di Delcy. La fede rivoluzionaria può essersi affievolita, ma la struttura del potere è molto più radicata", ha dichiarato al Financial Times Michael Shifter dell'Inter-American Dialogue di Washington. Un ex alto funzionario statunitense lo ha definito un "regime molto più coerente di quello venezuelano. Semmai assomiglia più all'Iran che al Venezuela".

Manca anche un equivalente cubano di María Corina Machado, la leader dell'opposizione venezuelana premio Nobel che ha potuto presentarsi credibilmente come portavoce della maggioranza del Paese e iniziare a costruire un nuovo governo. Sette decenni di regime autoritario a partito unico hanno soffocato qualsiasi alternativa. Se il regime cadesse, la pressione sugli Stati Uniti per un intervento di lungo periodo per ricostruire l'economia e la politica cubane sarebbe enorme, esattamente il tipo di operazione di nation-building che il presidente ha giurato di evitare. "Se eliminassero il regime, ci sarebbe un vuoto completo", ha aggiunto Shifter.

Senza intervento militare, l'opzione che resta è stringere ulteriormente Cuba per forzare un'apertura negoziata. Dal gennaio scorso l'amministrazione applica un semi-blocco delle importazioni di petrolio sull'isola, che ha aggravato il collasso dell'economia e dei servizi di base, sanità inclusa. Alcuni esperti ritengono che con l'aumento di temperatura e umidità dell'estate possa scoppiare un'ondata di proteste, come accadde nel luglio del 2021. Per la Casa Bianca il rischio è che la strategia inneschi una crisi umanitaria più ampia e una nuova ondata migratoria verso gli Stati Uniti, scenario indesiderato a pochi mesi dalle elezioni di midterm di novembre.

Diversi ex funzionari della difesa e dell'intelligence statunitensi ritengono che il rafforzamento militare debba essere letto come una pressione sull'Avana per ottenere concessioni nei colloqui, più che come la preparazione di un attacco. "L'amministrazione sta cercando di far credere a Cuba che entreremo. Gli Stati Uniti continuano a tenere alta la pressione", ha dichiarato al Financial Times Renee Novakoff, ex funzionaria dell'intelligence statunitense.

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