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La Cina cancella i dazi sull'Africa per contrastare Trump

Focus America May 24, 2026
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La Cina ha cancellato dal primo maggio tutti i dazi sui beni provenienti da 53 dei 54 paesi africani, in un'iniziativa con cui Pechino punta a rafforzare la propria influenza sul continente mentre l'amministrazione del presidente Donald Trump alza le barriere doganali e taglia gli aiuti all'Africa. L'unica eccezione è il piccolo regno dell'Eswatini, l'unico stato africano che mantiene relazioni diplomatiche con Taiwan. Dal vino ai semi di sesamo alla lana, qualsiasi prodotto può ora entrare in Cina a dazio zero da Algeria, Sudafrica, Nigeria, Kenya o Repubblica Democratica del Congo. La Cina è già il primo partner commerciale dell'Africa. Il nuovo provvedimento si appoggia a una decisione del 2024 con cui Pechino aveva concesso l'accesso senza dazi ai 33 paesi meno sviluppati del continente. Secondo gli analisti, l'estensione a quasi tutta l'Africa potrebbe spingere oltre un miliardo di persone ed enormi riserve di materie prime ulteriormente nell'orbita cinese. "L'immagine che questa decisione restituisce è politicamente astuta", ha dichiarato al Wall Street Journal Ronak Gopaldas, direttore della società di consulenza Signal Risk, specializzata sull'Africa. "Rafforza l'immagine di Pechino come partner stabile e affidabile per l'Africa, soprattutto se messa a confronto con la postura più erratica e transazionale che ha caratterizzato Washington negli ultimi anni". L'apertura cinese può garantire a Pechino l'accesso a catene di approvvigionamento essenziali per minerali critici come cobalto, rame e coltan, e apre più spazio per le aziende cinesi che lavorano con i governi africani su infrastrutture, logistica e progetti manifatturieri che necessitano del finanziamento di Pechino. Il vicepresidente del Kenya Kithure Kindiki ha detto a marzo, durante un forum economico a Nairobi, che l'accordo a dazio zero offre al Kenya un'occasione per ridurre il deficit commerciale con la Cina, oggi attorno ai 4 miliardi di dollari. Tra i prodotti agricoli che potrebbero beneficiarne ha citato caffè, tè, noci di macadamia e avocado. Lo stesso Gopaldas ha avvertito che nel breve periodo la misura difficilmente cambierà la struttura del rapporto commerciale tra Africa e Cina, oggi caratterizzato dall'export di materie prime africane verso la Cina e da quello di prodotti finiti cinesi verso l'Africa. Cobus van Staden, responsabile della ricerca del China-Global South Project, ha aggiunto che l'iniziativa "non affronta le molte barriere non tariffarie che frenano gli scambi", come i severi requisiti fitosanitari per le esportazioni agricole verso la Cina e la debolezza della logistica e dei trasporti in molti paesi africani. L'ex ministro del Commercio del Lesotho Mokhethi Shelile, il cui paese ha accesso senza dazi al mercato cinese dalla fine del 2024 in quanto stato meno sviluppato, ha spiegato che per sfruttare davvero l'accordo il Lesotho dovrà investire in capacità produttiva, lavorare i beni localmente, migliorare la logistica e costruire un'industria competitiva. "Se il Lesotho riesce a farlo, il mercato cinese può diventare un grande motore di crescita. Se no, i benefici resteranno limitati e concentrati sull'export di materie prime grezze", ha detto Shelile. La mossa cinese contrasta nettamente con l'approccio dell'amministrazione Trump verso quelli che il presidente ha definito "shithole countries", paesi di merda. L'anno scorso gli Stati Uniti hanno colpito il Sudafrica, la maggiore economia del continente, con dazi del 30 per cento e la Repubblica Democratica del Congo, ricca di minerali, con dazi del 15 per cento. Trump ha poi imposto dazi generalizzati del 10 per cento su tutti i paesi del mondo, la cui legittimità resta al vaglio dei tribunali. Trump aveva minacciato il Lesotho, definito pubblicamente come un posto "di cui nessuno ha mai sentito parlare", con dazi del 50 per cento, una delle aliquote più alte mai proposte per un singolo paese, devastando l'industria tessile locale. Il presidente ha accusato anche la Nigeria di non fermare un presunto "genocidio" cristiano da parte di insorti islamisti e il governo del Sudafrica di compiere un "genocidio" contro la minoranza bianca del paese. Nelle prime settimane del secondo mandato Trump ha chiuso l'Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale, per decenni protagonista degli aiuti americani in Africa. Il futuro dell'African Growth and Opportunity Act, la legge dell'era Clinton che garantisce l'accesso al mercato americano senza dazi per alcuni prodotti dei paesi subsahariani, è rimasto in bilico. Decine di posti di ambasciatore nel continente restano vuoti. La nuova politica cinese potrebbe servire a Pechino per recuperare terreno in Africa. Per decenni la Cina ha riversato sul continente prestiti destinati soprattutto a finanziare porti, aeroporti, ferrovie e altre infrastrutture costruite da aziende cinesi. Gli impegni di prestito cinese verso l'Africa tra il 2000 e il 2024 hanno raggiunto i 181 miliardi di dollari, secondo i ricercatori della Boston University. Pechino ha però accumulato critiche per opere a volte di scarsa qualità e per condizioni dei prestiti onerose. Di fronte al rallentamento della propria economia ha ridotto i finanziamenti al continente, e l'accesso senza dazi rappresenta ora uno strumento alternativo per allargare la presenza economica cinese.

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