Il malcontento dei senatori repubblicani contro Trump
Il presidente Donald Trump ha avuto la settimana peggiore del suo secondo mandato. L'approvazione del suo operato è scesa al 41 per cento, con il 57 per cento di pareri negativi, secondo un sondaggio del Wall Street Journal. A gennaio l'approvazione era al 45 per cento. Anche tra i repubblicani la quota di chi dice di approvare "fortemente" il suo lavoro è crollata dal 75 al 57 per cento. Nello stesso rilevamento i democratici sono in vantaggio sui repubblicani per il prossimo Congresso, 48 a 40.
Il malumore si è tradotto in una rivolta senza precedenti del gruppo senatoriale repubblicano contro due proposte volute dal presidente: un fondo da 1,8 miliardi di dollari per risarcire chi sostiene di essere stato perseguitato dall'amministrazione Biden e un miliardo per la sicurezza della sala da ballo di lusso che Trump vuole costruire alla Casa Bianca, un progetto da 400 milioni che il presidente aveva promesso di finanziare con donazioni private.
Il cosiddetto "fondo anti-weaponization" nasce dalla decisione dell'amministrazione di chiudere una causa che Trump aveva intentato contro il suo stesso governo. L'accordo, raggiunto poco prima della scadenza fissata da un giudice federale che chiedeva spiegazioni sul conflitto d'interessi, prevede anche che l'Internal Revenue Service rinunci a pretendere il pagamento di tasse arretrate da Trump, dalla sua famiglia e dalle sue aziende. I senatori repubblicani temono che il fondo possa essere usato per indennizzare con milioni di dollari i partecipanti all'assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021, già graziati dal presidente, inclusi quelli condannati per aggressioni ai poliziotti.
L'incontro tra il procuratore generale facente funzioni Todd Blanche e i senatori repubblicani, organizzato per rassicurare il gruppo, si è trasformato in uno scontro. Secondo la ricostruzione del Wall Street Journal, oltre una decina di senatori hanno incalzato Blanche per due ore nella sala Mike Mansfield. Il primo a prendere la parola è stato Tom Cotton, senatore dell'Arkansas e alleato del presidente, che ha chiesto bruscamente: "A chi è venuta in mente questa idea? Chi ha scelto questo momento?". Ted Cruz, nel suo podcast, ha definito quella riunione "una delle più dure mai viste in Senato", aggiungendo che alcuni colleghi urlavano contro Blanche. L'esito è stato lo slittamento del voto su un pacchetto da 70 miliardi per il finanziamento di Immigration and Customs Enforcement e della polizia di frontiera, che la maggioranza voleva approvare prima del weekend del Memorial Day.
Il punto di rottura è arrivato martedì, quando Trump ha annunciato il sostegno al procuratore generale del Texas Ken Paxton contro il senatore uscente John Cornyn alle primarie repubblicane. Cornyn è in Senato dal 2002, è stato candidato alla guida del gruppo repubblicano e ha raccolto oltre 400 milioni di dollari di donazioni per i colleghi e per il comitato senatoriale del partito. Paxton è stato messo in stato d'accusa dal suo stesso partito alla camera del Texas con accuse di corruzione e abuso d'ufficio, poi assolto dal Senato statale, ed è nel mezzo di un divorzio chiesto dalla moglie per "ragioni bibliche". Diversi senatori temono che la sua candidatura possa costringere il partito a spendere decine di milioni di dollari per difendere un seggio sicuro, sottraendo risorse a corse competitive in Maine, North Carolina, Ohio, Iowa e Alaska.
La scelta di Trump arriva dopo la sconfitta di Bill Cassidy alle primarie della Louisiana, battuto dalla deputata Julia Letlow, candidata sostenuta dal presidente. Cassidy era stato uno dei sette senatori repubblicani che nel 2021 avevano votato per la condanna di Trump nel processo di impeachment. È il primo senatore in carica a perdere una primaria dal 2017.
Sul fronte della sala da ballo, la parlamentarista del Senato Elizabeth MacDonough, funzionaria non di parte che vigila sul rispetto delle regole procedurali, ha stabilito che il miliardo per la sicurezza non rispetta le norme della procedura di reconciliation di bilancio. Trump ha chiesto su Truth Social che venga licenziata. La richiesta è stata respinta dal leader della maggioranza John Thune, che ha definito "preoccupante" prendere di mira un singolo funzionario. Davanti all'opposizione di un numero sufficiente di senatori repubblicani, la dirigenza ha rinunciato a riscrivere la norma.
Nella stessa settimana il Senato ha votato per far avanzare una risoluzione che impedirebbe a Trump di ordinare nuovi attacchi contro l'Iran, come ricostruito dal Washington Post: Cassidy si è unito per la prima volta ad altri tre repubblicani e ai democratici. Alla Camera la leadership repubblicana ha ritirato il voto su una misura analoga quando è apparso chiaro che sarebbe passata.
Trump non ha fatto un passo indietro. Su Truth Social ha rivendicato il fondo, sostenendo di aver rinunciato a "una fortuna" pur di lasciarlo passare, e ha attaccato il senatore Thom Tillis del North Carolina, che aveva definito la misura "un fondo per teppisti" e "una stupidaggine sulle stampelle". Tillis, già spinto al ritiro dalla pressione del presidente, ha risposto che "le idiozie stanno uccidendo le nostre possibilità" alle elezioni di metà mandato.
Una delle dinamiche che spiega questa fase è l'assenza di voci contrarie nella cerchia ristretta del presidente. Nel primo mandato alcune proposte radicali erano state filtrate da figure come l'ex capo di gabinetto John F. Kelly, il primo segretario alla Difesa Jim Mattis e il consigliere economico Gary Cohn. Oggi quei posti sono occupati da fedelissimi. Stephen Miller, vice capo di gabinetto per le politiche, ha difeso il fondo definendolo "una piccola misura di giustizia" per chi sarebbe stato privato dei propri diritti.
Sarah Binder, politologa della George Washington University, ha detto al New York Times di prendere alla lettera le parole di Trump quando, l'anno scorso, sosteneva di non avere più bisogno del Congresso per attuare la sua agenda. Secondo Binder il presidente sta ragionando su come continuare a controllare il partito dopo la fine del mandato e su che eredità lasciare, anche fisica: ha citato la sua spinta per costruire un arco di trionfo a Washington. "È concentrato sull'arco. È concentrato sulla sua eredità personale. È concentrato sulla vendetta. Non ha un'agenda legislativa, quindi gli serve davvero un Senato repubblicano?".
Lamar Alexander, ex senatore repubblicano del Tennessee tornato al Campidoglio dopo cinque anni, ha detto di non capire la strategia di un presidente che "epura senatori repubblicani che lo sostengono nel 99 per cento dei casi".
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