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I Dem sono in vantaggio per vincere la Camera a novembre

Focus America May 22, 2026
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I democratici hanno accumulato un vantaggio sufficiente nei sondaggi nazionali per riconquistare la Camera dei rappresentanti nelle elezioni di metà mandato del novembre 2026, nonostante il ridisegno dei collegi elettorali abbia favorito i repubblicani. Lo indicano sia le medie dei sondaggi sia un modello previsionale basato su otto decenni di storia elettorale americana. L'approvazione del presidente Donald Trump è scesa sotto il 40 per cento. Le medie di RealClearPolitics la collocano al 38,4 per cento secondo Silver Bulletin, con un saldo netto tra approvazione e disapprovazione di meno 17 per cento per RealClearPolitics e meno 20,1 per cento per Silver Bulletin. Sul cosiddetto generic ballot, cioè il sondaggio che misura le intenzioni di voto per la Camera senza fare riferimento a candidati specifici, i democratici hanno raggiunto i livelli più alti dell'attuale mandato di Trump: 7,2 punti di vantaggio nella media di RealClearPolitics e 6,6 punti in quella di Silver Bulletin. Per dare un termine di paragone, nel 2024 i repubblicani vinsero il voto popolare nazionale per la Camera con un margine del 2,6 per cento, che si tradusse in una maggioranza di soli cinque seggi. Nel 2022 il margine fu del 2,7 per cento e produsse sette seggi di vantaggio. Nelle elezioni di metà mandato del 2018, durante il primo mandato di Trump, i democratici vinsero il voto popolare nazionale con 8,6 punti di vantaggio e conquistarono la Camera con un margine di 35 seggi. Alcuni sondaggi recenti mostrano numeri ancora più favorevoli ai democratici rispetto alle medie. Un sondaggio del New York Times e del Siena College del 15 maggio dà i democratici avanti di 11 punti tra gli elettori registrati, 50 a 39 per cento. AtlasIntel, all'inizio di maggio, ha registrato un vantaggio democratico di 15 punti, 55 a 40 per cento. Il vantaggio democratico appare sufficiente a superare il guadagno che i repubblicani hanno ottenuto attraverso il ridisegno dei collegi elettorali. La situazione è cambiata dopo la sentenza della Corte Suprema del 29 aprile nel caso Louisiana contro Callais, che ha indebolito una disposizione chiave del Voting Rights Act del 1965 e ha permesso a diversi Stati del Sud di ridisegnare i collegi smantellando alcuni distretti a maggioranza di minoranze etniche e creando nuovi collegi favorevoli ai repubblicani. A questo si è aggiunta una decisione della Corte Suprema della Virginia che ha bocciato un piano democratico di ridisegno che avrebbe creato quattro nuovi collegi favorevoli ai democratici. Secondo le stime di G. Elliott Morris, citate da Intelligencer, i democratici potrebbero ora dover vincere il voto popolare nazionale con un margine fino al 4 per cento per riconquistare la Camera. Al momento sono sopra questa soglia. Alan I. Abramowitz, politologo dell'Università di Emory e collaboratore di Sabato's Crystal Ball, ha aggiornato un modello previsionale che combina due variabili: il numero di seggi detenuti dal partito del presidente prima delle elezioni e il margine sul generic ballot. Applicato alle 20 elezioni di metà mandato tra il 1946 e il 2022, il modello spiega il 94 per cento della variazione nei seggi vinti dal partito del presidente. Aggiungere l'indice di approvazione presidenziale non migliora l'accuratezza delle previsioni, perché secondo Abramowitz il generic ballot già incorpora il peso politico del presidente. I repubblicani hanno vinto 220 seggi nel 2024 e sono indietro di circa sei punti sul generic ballot. Applicando il modello, perderebbero 28 seggi, scendendo a 192. Anche assumendo che il ridisegno dei collegi aggiunga effettivamente 10 seggi favorevoli ai repubblicani prima delle elezioni, la previsione si ferma a 197 seggi, comunque ben sotto i 218 necessari per la maggioranza. Per Abramowitz, i democratici sono favoriti a conquistare la Camera in qualsiasi scenario in cui mantengano almeno due punti di vantaggio sul generic ballot. I repubblicani avrebbero una possibilità ragionevole di conservare la maggioranza solo se fossero in parità o in vantaggio sul generic ballot. Anche il livello di entusiasmo elettorale favorisce i democratici. Un sondaggio Economist e YouGov dell'11 maggio rileva che il 68 per cento dei democratici si dice molto motivato a votare, contro il 61 per cento dei repubblicani. Un sondaggio ABC e Washington Post del 3 maggio mostra che il 73 per cento degli elettori democratici considera le elezioni del 2026 più importanti delle precedenti elezioni di metà mandato, contro il 52 per cento dei repubblicani. Dietro questi numeri ci sono soprattutto le preoccupazioni per il costo della vita e la guerra con l'Iran. Sui temi economici Trump ha un saldo netto di approvazione di meno 41,8 per cento nella media di Silver Bulletin. Il sondaggio Times e Siena gli attribuisce il 28 per cento di approvazione e il 69 per cento di disapprovazione sul costo della vita, di cui il 56 per cento di disapprovazione forte. CBS e YouGov registrano 27 per cento di approvazione e 73 per cento di disapprovazione. Reuters e Ipsos rilevano 25 per cento di approvazione e 69 per cento di disapprovazione. Il 65 per cento degli americani intervistati da CBS e YouGov ritiene che le politiche di Trump stiano peggiorando l'economia. La guerra con l'Iran è quasi altrettanto impopolare. Le medie di Silver Bulletin indicano che il 36 per cento degli americani sostiene il conflitto e il 58,9 per cento si oppone, con un saldo netto di meno 22,9 per cento. All'inizio del conflitto, il 3 marzo, il saldo netto era di meno 8,2 per cento. Il sondaggio Times e Siena rileva che il 56 per cento degli elettori registrati disapprova fortemente la guerra. L'86 per cento degli americani intervistati da Economist e YouGov ritiene che il conflitto durerà almeno un altro mese, e il 34 per cento pensa che durerà più di un anno. Il consenso di Trump appare sempre più limitato al nucleo duro del movimento MAGA. Tra gli elettori indipendenti, Times e Siena registrano il 26 per cento di approvazione e il 69 per cento di disapprovazione, di cui il 54 per cento di disapprovazione forte. Economist e YouGov rilevano numeri quasi identici: 24 per cento di approvazione e 65 per cento di disapprovazione. Reuters e Ipsos indicano 26 per cento di approvazione e 71 per cento di disapprovazione. Il dato più significativo riguarda gli elettori che hanno votato per Trump nel 2024: il sondaggio Times e Siena rileva che il 16 per cento di loro ora disapprova il suo operato.

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