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La retromarcia di Trump sullo Stretto di Hormuz arriva dopo lo stop dell'Arabia Saudita

Focus America May 7, 2026
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Il presidente Donald Trump ha dovuto fare marcia indietro sul piano per aiutare le navi bloccate ad attraversare lo Stretto di Hormuz, dopo che un Paese alleato chiave del Golfo – l'Arabia Saudita – ha limitato l’uso delle proprie basi e del proprio spazio aereo da parte delle forze armate statunitensi. A rivelarlo sono due funzionari americani a NBC News, secondo cui proprio questa decisione ha costretto la Casa Bianca a sospendere l’operazione.

Trump aveva sorpreso i suoi alleati del Golfo annunciando domenica pomeriggio sui social media il progetto, denominato "Project Freedom ". L’annuncio avrebbe irritato, in particolare, la leadership saudita, che in risposta ha comunicato agli Stati Uniti che non avrebbe permesso più ai militari americani di far decollare aerei dalla Prince Sultan Airbase, a sud-est di Riyadh, né di sorvolare lo spazio aereo saudita per sostenere l’operazione. Una telefonata tra Trump e il principe ereditario Mohammed bin Salman non avrebbe risolto la questione, costringendo il presidente a sospendere Project Freedom pur di ripristinare l’accesso militare statunitense a quello spazio aereo, considerato cruciale.

Anche altri Paesi alleati del Golfo sarebbero stati colti di sorpresa. Il presidente avrebbe parlato con i leader del Qatar solo dopo l’avvio dell’operazione. Un diplomatico mediorientale ha riferito che gli Stati Uniti non si sono coordinati neppure con l’Oman su Project Freedom fino a dopo l’annuncio di Trump. Un funzionario della Casa Bianca ha però dichiarato che "gli alleati regionali sono stati informati in anticipo".

Il dietrofront di Trump su Project Freedom — FocusAmerica

Project Freedom · I retroscena dello stop

Project Freedom, le 36 ore

che hanno mostrato il vero peso di Riad

Trump annuncia domenica l’operazione per riaprire Hormuz. Trentasei ore dopo, il piano è già sospeso: l’Arabia Saudita ritira l’accesso alla Prince Sultan Airbase e al proprio spazio aereo, costringendo la Casa Bianca a fermare tutto.

Fonti: NBC News · PBS · Casa Bianca Aggiornato: 7 maggio 2026

Annuncio · Domenica

Trump lancia Project Freedom

Si tratta di una operazione per scortare in sicurezza le navi attraverso lo Stretto di Hormuz, annunciata sui social

Stop · Martedì notte

Operazione sospesa

La decisione arriva dopo che è stato fermato l'accesso alle Forze Armate americane alla base di Prince Sultan e allo spazio aereo del regno

Tra l'annuncio e lo stop sono passate circa 36 ore, e due sole navi sotto bandiera USA avrebbero completato il transito

Esplora la crisi

1 Cronologia 2 Le leve di Riad 3 Gli alleati 4 Negoziati

Le 36 ore di Project Freedom

Dall'annuncio sui social al dietrofront imposto da Riad

La sequenza ricostruita da NBC News mostra come l'operazione sia stata fermata dopo che l'Arabia Saudita ha vincolato la propria cooperazione militare con gli Stati Uniti al ritiro del piano.

Domenica pomeriggio

L'annuncio a sorpresa sui social

Trump comunica via social l'avvio di Project Freedom, operazione per rompere il blocco iraniano dello Stretto di Hormuz. Gli alleati del Golfo non sono stati preavvisati.

Martedì mattina

Briefing al Pentagono e alla Casa Bianca

I responsabili della sicurezza nazionale illustrano l'iniziativa per buona parte della giornata. Il Comando Centrale annuncia il transito di due navi a bandiera americana, l'Iran smentisce.

Punto di rottura

Tra martedì e mercoledì

Riad blocca basi e spazio aereo

L'Arabia Saudita comunica agli Stati Uniti il divieto di far decollare i suoi aerei dalla base aerea Prince Sultan e di sorvolare il proprio territorio per sostenere l'operazione.

La telefonata

Trump-bin Salman: nessuna intesa

Una telefonata diretta tra il presidente e il principe ereditario saudita non risolve la questione. La Casa Bianca deve scegliere tra continuare l'operazione e l'accesso allo spazio aereo saudita.

~36 ore dopo l'avvio

Project Freedom viene sospesa

Trump ferma l'operazione e la presenta come "pausa breve" per finalizzare un accordo di pace. Le altre navi pronte al transito vengono fermate.

Cosa Riad ha negato a Washington

I tre asset sauditi che hanno bloccato l’operazione americana

Senza l’accesso alle basi e allo spazio aereo del regno, le forze Usa non avrebbero potuto operare lungo i confini iraniani. Secondo un funzionario americano, in alcuni casi non esistono alternative praticabili.

1

La base aerea Prince Sultan

A sud-est di Riyadh — pilastro dell'aviazione USA nel Golfo

Le Forze Armate americane vi mantengono caccia, velivoli cisterna e sistemi di difesa aerea. Riad ha autorizzato l'uso della base per sostenere la guerra in Iran, poi ha revocato temporaneamente il consenso dopo l'inizio di Project Freedom.

Accesso revocato

2

Lo spazio aereo saudita

Corridoio obbligato verso lo Stretto di Hormuz

Ai velivoli americani schierati nei Paesi vicini è stato consentito di sorvolare il territorio saudita per tutto il periodo della guerra in Iran. Riad ha bloccato anche questa autorizzazione dopo l'inizio del Project Freedom, isolando di fatto le forze USA dalla regione operativa.

Sorvolo negato

3

Il vincolo geografico

"Non esistono alternative", secondo un funzionario USA

«Per ragioni geografiche, serve la cooperazione dei partner regionali per utilizzare il loro spazio aereo lungo i confini»: così un funzionario americano a NBC News.

Fattore strutturale

Il fallimento del coordinamento

Come Trump ha sorpreso anche gli alleati del Golfo

L'operazione è stata lanciata via social senza una piena consultazione con i partner regionali. L'opposizione di Riad è il caso più clamoroso, ma non l'unico.

Arabia Saudita

Sorpresa dall'annuncio. La leadership saudita ha reagito con irritazione e ha imposto la sospensione dell'operazione come condizione per ripristinare l'accesso militare USA alle basi sul suo territorio ed al suo spazio aereo.

Veto Esito: stop al piano

Qatar

Trump avrebbe parlato con i leader del Qatar solo dopo l'avvio dell'operazione, secondo NBC News.

Avvisato dopo A operazione iniziata

Oman

Un diplomatico mediorientale riferisce che gli Stati Uniti non si sono coordinati con Muscat fino a dopo l'annuncio pubblico dell'operazione Project Freedom.

Nessuna coordinazione Solo dopo l'annuncio

La versione della Casa Bianca

Un funzionario della Casa Bianca afferma invece che "gli alleati regionali erano stati informati in anticipo" : ricostruzione che però le fonti citate da NBC News contraddicono.

Il dopo Project Freedom

La pista diplomatica e la pressione in vista delle midterm

Penso che ci sia una buona possibilità che questa guerra finisca, e se non sarà così dobbiamo tornare a bombardarli a tappeto.Donald Trump · intervista a PBS

Gli attori sul tavolo

Proponente

Stati Uniti

Hanno presentato una nuova proposta. Trump punta a chiudere l'accordo con l'Iran prima del viaggio a Pechino della prossima settimana.

Mediatore

Pakistan

Teheran discuterà la nuova proposta con Islamabad, che agisce da intermediario tra le parti.

Destinatario

Iran

Sta esaminando la proposta. Ma un alto funzionario del Parlamento la liquida pubblicamente come irrealistica.

Le posizioni

Trump Ottimismo cauto, minaccia residua

"Vogliono fare un accordo. Nelle ultime 24 ore ci sono stati ottimi colloqui." Ma resta sul tavolo l'opzione di "tornare a bombardarli a tappeto".

Deputato iraniano Rifiuto pubblico

Un deputato iraniano ha definito la proposta americana come una "lista dei desideri che non diventerà mai realtà".

Giordania Lettura realista

"Gli iraniani non hanno più i mezzi economici per continuare. La loro economia sta fallendo, non possono più pagare gli stipendi."

La pressione interna

Sul presidente cresce la pressione politica in vista delle elezioni di midterm di novembre : i repubblicani devono difendere il margine ristretto alla Camera e la maggioranza al Senato. Allo stesso tempo, alcuni stretti consiglieri spingono Trump a "finire il lavoro" in Iran eliminando le residue capacità militari convenzionali del regime.

Fonti NBC News (ricostruzione di due funzionari americani e un diplomatico mediorientale), PBS (intervista a Trump), agenzia ISNA (dichiarazioni del Ministero degli Esteri iraniano), Comando Centrale USA · Aggiornato al 7 maggio 2026.

Il ruolo delle basi saudite e la protezione delle navi

Le Forze Armate americane mantengono aerei da combattimento, velivoli cisterna e sistemi di difesa aerea presso la base aerea Prince Sultan in Arabia Saudita. Riyadh aveva consentito agli Stati Uniti di far decollare aerei dalla base per sostenere la guerra in Iran, oltre a permettere agli aerei schierati nei Paesi vicini di sorvolare il territorio saudita. "A causa della geografia, è necessaria la cooperazione dei partner regionali per utilizzare il loro spazio aereo lungo i confini", ha spiegato un funzionario americano. In alcuni casi, ha aggiunto, non esistono alternative.

Trump aveva annunciato l’operazione Project Freedom nel fine settimana come uno strumento per rompere il blocco iraniano nello Stretto di Hormuz. I suoi principali responsabili della sicurezza nazionale hanno trascorso buona parte della giornata di martedì a illustrare l’iniziativa in briefing al Pentagono e alla Casa Bianca, prima che il presidente la interrompesse all’improvviso circa 36 ore dopo il suo avvio.

Secondo NBC News , le Forze armate statunitensi stavano preparando altre navi al transito attraverso lo Stretto quando l’operazione è stata fermata all’improvviso. Il Comando centrale degli Stati Uniti aveva annunciato in precedenza che due navi battenti bandiera americana erano riuscite ad attraversarlo, mentre l’Iran ha negato che il passaggio sia mai avvenuto. In un post sui social media, Trump ha cercato di ridimensionare lo stop, affermando che Project Freedom sarebbe stato invece "sospeso per un breve periodo di tempo" per verificare se un accordo per porre fine alla guerra potesse essere "finalizzato e firmato" entro quella finestra temporale.

I negoziati con l’Iran e la pressione su Trump

Intanto, l'Amministrazione Trump sta tentando di raggiungere un accordo negoziato per mettere fine alle ostilità. L’Iran sta esaminando una nuova proposta presentata dagli Stati Uniti, ha dichiarato il portavoce del Ministero degli Esteri Esmail Baghaei all’agenzia semiufficiale iraniana ISNA. Baghaei ha spiegato che Teheran ne discuterà con il Pakistan, che sta agendo da mediatore. Trump non ha fornito dettagli sul piano, ma ha sostenuto che la guerra potrebbe finire se "l’Iran accetta di fare ciò che è stato concordato". "Vogliono fare un accordo", ha detto dallo Studio Ovale, aggiungendo che nelle ultime 24 ore ci sono stati "ottimi colloqui".

Ma la verità è che la pressione politica sul presidente sta aumentando sempre di più in vista delle elezioni di midterm di novembre, quando i repubblicani dovranno difendere il loro ristretto margine di vantaggio alla Camera e la maggioranza al Senato. In un’intervista con PBS , Trump ha detto di sperare che i negoziatori statunitensi possano raggiungere un’intesa con il regime iraniano prima del suo viaggio a Pechino della prossima settimana, dove incontrerà il presidente cinese Xi Jinping. "Penso che ci sia una buona possibilità che questa guerra finisca, e se non sarà così dobbiamo tornare a bombardarli a tappeto", ha dichiarato.

Secondo diversi ex funzionari americani, alcuni stretti confidenti del presidente lo avrebbero incoraggiato a "finire il lavoro" in Iran, eliminando ciò che resta delle risorse militari convenzionali del regime. Intanto, il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha incontrato mercoledì proprio i leader iraniani e ha affermato che è fondamentale mettere fine alla guerra il prima possibile. In un post sui social media, un alto funzionario del Parlamento iraniano ha però definito l’ultima proposta una "lista dei desideri che non diventerà mai realtà". Un funzionario giordano ha tuttavia dichiarato a NBC News che gli sforzi diplomatici in atto sono seri: "Gli iraniani non hanno più i mezzi economici per continuare. La loro economia sta fallendo, non possono più pagare gli stipendi".

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