External Publication
Visit Post

Trump al minimo storico: 33% di approvazione, con la guerra in Iran senza fine in vista

Focus America March 31, 2026
Source

Donald Trump ha toccato il minimo dei consensi nel suo secondo mandato: solo il 33% di approvazione, secondo un nuovo sondaggio dell'Università del Massachusetts Amherst condotto tra il 20 e il 25 marzo su mille intervistati. Il dato segna un calo di 11 punti rispetto ad un anno fa e arriva nel mezzo di un conflitto con l'Iran che, alla sua quinta settimana, non mostra segni di una conclusione imminente e anzi sembra avviarsi verso un’escalation con l'avvio di possibili operazioni via terra.

La disapprovazione nei confronti del presidente è trasversale. Il 71% degli americani giudica negativamente la sua gestione dell'inflazione, il 64% boccia la politica sui dazi, il 61% ritiene che Trump stia gestendo male il tema dell'occupazione. Sulla guerra in Iran le cifre sono altrettanto nette: il 63% valuta negativamente il suo operato, con il 52% che esprime un giudizio fortemente critico. Meno di un americano su dieci, l'8%, si dice favorevole all'invio di truppe di terra, ma il 41% ritiene che accadrà comunque.

"I numeri sono brutali", ha dichiarato Jesse Rhodes, professore di scienze politiche all'UMass Amherst. "Il 62% degli americani disapprova il lavoro di Trump. I cittadini lo giudicano duramente soprattutto sui temi economici, che restano la loro preoccupazione più immediata". Il dato che più preoccupa la Casa Bianca, però, non riguarda l'opposizione democratica, ma l'erosione della base elettorale del presidente. Tra uomini, lavoratori della classe operaia e afroamericani, l'approvazione è scesa di circa 20 punti rispetto ad aprile 2025. Tra i moderati il calo è di 18 punti, tra gli indipendenti di 13. Non sorprende, quindi, che ora nel sondaggio il 17% dei votanti Trump del 2024 dichiari di pentirsi della propria scelta, contro l'8% di un anno fa.

Sondaggio UMass Amherst — Marzo 2026

Sondaggio Nazionale University of Massachusetts Amherst — 30 marzo 2026

Approvazione di Trump al 33%, minimo storico del secondo mandato; il 63% boccia la gestione della guerra in Iran

Approvazione Temi Iran Truppe Pol. estera Rimpianto Epstein

Come valuti il lavoro di Trump come presidente?

Tutti gli americani — Marzo 2026

% tra tutti gli intervistati

Disapprova

62%

Approva

33%

Non sa / N.R.

5%


Trend approvazione — Serie storica

% approva tra tutti gli intervistati

Marzo 2026

33%

Luglio 2025

38%

Aprile 2025

44%

Valutazione della gestione di Trump sui principali temi

Inflazione

% tra tutti gli intervistati

Non bene

71%

Bene

24%

Lug. 2025

31%

Apr. 2025

33%


Dazi

% tra tutti gli intervistati

Non bene

64%

Bene

28%

Lug. 2025

31%


Lavoro

% tra tutti gli intervistati

Non bene

61%

Bene

30%

Lug. 2025

37%

Apr. 2025

38%


Immigrazione

% tra tutti gli intervistati

Non bene

60%

Bene

35%

Lug. 2025

41%

Apr. 2025

50%

Come valuti la gestione di Trump della situazione in Iran?

Tutti gli americani

% tra tutti gli intervistati

Non bene

63%

Bene

~37%


Elettori repubblicani

% tra gli elettori repubblicani

Bene

71%

Non bene

~29%


Elettori democratici

% tra gli elettori democratici

Non bene

~99%

Bene

1%


Sostenitori MAGA convinti

% tra i sostenitori MAGA più convinti

Bene

89%

Non bene

~11%

Truppe di terra in Iran: sostegno e aspettative

Tutti gli americani — Sostieni l'invio di truppe di terra?

% tra tutti gli intervistati

Contrario

~92%

Favorevole

8%


Tutti gli americani — Pensi che verranno inviate truppe di terra?

% tra tutti gli intervistati

No, non accadrà

~59%

Sì, accadrà

41%


Favorevoli all'invio di truppe — Confronto interno

% tra i sostenitori MAGA più convinti vs. elettori Trump in generale

Sost. MAGA convinti

30%

Elettori Trump (tutti)

17%

Sostegno alle iniziative di politica estera di Trump

Tutti gli americani — % contrari

% che si oppone a ciascuna iniziativa

Annettere il Canada

69%

Annettere la Groenlandia

59%

Regime change a Cuba

52%

Elettori Trump 2024: fiducia e rimpianto nella scelta di voto

Fiducia nella propria scelta — Marzo 2026

% tra chi ha votato Trump nel 2024

Confermano la scelta

83%

Hanno dubbi

17%


Trend fiducia — Serie storica

% di elettori Trump 2024 che confermano la scelta

Marzo 2026

83%

Luglio 2025

88%

Aprile 2025

93%


"Molto fiducioso" nella scelta — Serie storica

% di elettori Trump 2024 che si dicono "molto fiduciosi"

Marzo 2026

62%

Aprile 2025

74%

Il governo sta nascondendo informazioni sul caso Epstein?

Tutti gli americani

% tra tutti gli intervistati

59%

No

~41%


Elettori repubblicani — Pensano che si nascondano info

% tra gli elettori repubblicani

22%

No

~78%


Tutti gli americani — Si devono perseguire i complici di Epstein?

% tra tutti gli intervistati

82%

No / Non sa

18%

Metodologia: 20–25 marzo 2026 | Campione: 1.000 intervistati a livello nazionale | Margine di errore: ±3,5 punti percentuali | Metodo: interviste online tramite YouGov, con campione ponderato per genere, età, etnia, istruzione, voto presidenziale 2024 | Fonte: University of Massachusetts Amherst Poll, dir. Tatishe Nteta, Ph.D. | Nota: dove il sondaggio riporta solo valori qualitativi senza cifre esatte per tutti i sottogruppi, le percentuali complementari sono stimate e contrassegnate con "~".

Una guerra che non si chiude

Anche al di là dei sondaggi, resta centrale la gestione del conflitto con Teheran, che va ormai avanti oltre le 4-5 settimane indicate inizialmente da Trump come orizzonte dell’operazione "Epic Fury". Le sue dichiarazioni pubbliche più recenti hanno seguito un andamento incoerente: il 24 marzo ha detto ai giornalisti "abbiamo vinto questa guerra, questa guerra è vinta"; il giorno dopo la portavoce Karoline Leavitt ha precisato che gli Stati Uniti sono "molto vicini al raggiungimento dei propri obiettivi principali"; il 26 marzo, durante un incontro di Gabinetto, il presidente ha aggiunto che l'Iran "è sconfitto e non può riprendersi". Il 30 marzo, su Truth Social , però, ha cambiato tono e ha minacciato di distruggere le infrastrutture energetiche e idriche iraniane se lo Stretto di Hormuz non fosse "immediatamente aperto al traffico".

La nuova minaccia si inserisce in un contesto di escalation sempre più concreta: a Teheran la Commissione Sicurezza del Parlamento iraniano ha, infatti, approvato un piano per introdurre pedaggi sullo Stretto e vietare totalmente il transito alle navi americane e israeliane. Il piano deve ancora completare l’iter legislativo, ma rappresenta un ulteriore irrigidimento della posizione di Teheran, visto che lo Stretto resta un passaggio cruciale, da cui transitava circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio.

Le tensioni sullo Stretto stanno, intanto, già colpendo duramente le tasche degli americani. Il prezzo del carburante per aerei negli Stati Uniti è più che raddoppiato nelle ultime settimane, passando da circa 2,17 a 4,57 dollari al gallone al 27 marzo. United Airlines ha tagliato il 5% dei voli previsti; Delta ha registrato fino a 400 milioni di dollari di costi aggiuntivi a marzo, che intende scaricare sui biglietti dei consumatori finali; cifre simili anche per American Airlines. Anche Lufthansa, Air France-KLM e diverse compagnie asiatiche hanno annunciato rincari o cancellazioni.

Trump sotto pressione anche dal Papa

Il conflitto ha aperto tensioni anche nel mondo religioso americano. Papa Leone XIV, primo pontefice statunitense della storia, ha condannato la guerra con parole nette nella sua omelia della Domenica delle Palme: Dio "rifiuta le preghiere di chi fa la guerra". Non è un richiamo astratto, ma un giudizio morale pronunciato da un cittadino americano che guarda direttamente alla Casa Bianca.

La risposta della portavoce Karoline Leavitt, cattolica come il vicepresidente JD Vance e il Segretario di Stato Marco Rubio, è stata improntata alla cautela: pregare per i soldati è "una cosa nobile", ha detto, perché il Paese si fonda su "valori giudeo-cristiani". Ma lo scambio ha messo in luce una frattura che va oltre i già difficili rapporti tra la Casa Bianca e il Vaticano: anche tra le comunità religiose che hanno sostenuto Trump, la guerra con l’Iran non è affatto una causa condivisa.

Dopo tutto, è lo stesso disagio che emerge in linea più generale nei sondaggi: non è paura dell’ignoto, ma piuttosto la sensazione diffusa che le cose stiano andando in una direzione che nessuno ha davvero scelto. Trump aveva promesso ai suoi elettori di tenere l’America fuori dalle guerre. Oggi si trova a gestire un conflitto sempre più impopolare e costoso, senza una chiara strategia di uscita, e con un consenso che si sgretola anche tra chi lo aveva portato alla vittoria appena un anno e mezzo fa.

Discussion in the ATmosphere

Loading comments...