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Trump vuole chiudere la guerra in Iran in poche settimane, ma non ha un piano per farlo

Focus America March 26, 2026
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Il presidente Trump vuole uscire dalla guerra in Iran entro poche settimane. Lo ha detto ai suoi consiglieri nei giorni scorsi, convinto che il conflitto sia nella fase finale, e lo ha ribadito pubblicamente fissando una finestra di 4-6 settimane. Il problema è che al momento non esiste un percorso credibile per arrivare alla fine della guerra: i negoziati di pace sono appena stati abbozzati, Teheran rifiuta ogni colloquio diretto e sul campo nessuno dei due fronti è vicino a una vittoria militare netta.

Secondo il Wall Street Journal, la Casa Bianca ha pianificato il vertice con il leader cinese Xi Jinping a Pechino per metà maggio partendo dal presupposto che la guerra sarebbe già conclusa per allora. L'agenda del presidente, però, racconta anche altro. Trump ha confidato a un suo collaboratore che il conflitto sta distraendo dalle sue priorità: le elezioni di midterm, le operazioni di rimpatrio degli immigrati, le nuove regole sull'accesso al voto. Alcuni dei suoi alleati sperano che possa rivolgere l'attenzione a Cuba, mentre i consiglieri più stretti lo spingono ad affrontare il tema che maggiormente preoccupa gli elettori, il costo della vita, aggravato proprio dalla guerra.

Confusione alla Casa Bianca sulla strategia da seguire

In questo contesto, le mosse diplomatiche dell'Amministrazione si rincorrono in direzioni opposte. Nel fine settimana Trump ha minacciato di colpire le centrali elettriche iraniane, per poi aprire a inizio settimana a una soluzione negoziata della crisi. Intermediari mediorientali hanno trasmesso proposte preliminari sulle condizioni per il cessate il fuoco tra Teheran e Washington, e i funzionari americani si sono detti disponibili a proseguire i colloqui. Contemporaneamente, però, il Pentagono sta inviando migliaia di soldati aggiuntivi in Medio Oriente. "Negoziamo con le bombe", ha sintetizzato il Segretario alla Difesa Pete Hegseth durante un evento con il presidente nello Studio Ovale.

Nella cerchia presidenziale circola l'ipotesi di ottenere l'accesso al petrolio iraniano come parte di un accordo di pace, secondo un alto funzionario dell'Amministrazione, che ha precisato però come non esista al momento alcuna pianificazione in questo senso. I toni della Casa Bianca restano intanto minacciosi. La portavoce Karoline Leavitt ha avvertito che gli Stati Uniti colpiranno l'Iran "più duramente di quanto sia mai stato colpito" se Teheran non accetterà un'intesa. "Il presidente Trump non bluffa ed è pronto a scatenare l'inferno", ha aggiunto.

Trump non ha neppure escluso l'invio di truppe sul suolo iraniano, ma teme che un'operazione di terra allunghi i tempi del conflitto e faccia salire il numero delle vittime. Finora le perdite americane ammontano a 13 morti e circa 300 feriti. Chi parla con il presidente descrive un leader che oscilla sempre di più: un giorno apre alla diplomazia, il giorno dopo intensifica i bombardamenti. Alcuni lo spingono verso il cambio di regime a Teheran, sostenendo che potrebbe definire la sua eredità politica.

Raggiungere la fine della guerra, però, non dipende solo dalla Casa Bianca. Senza un accordo o una resa militare dell'Iran, lo Stretto di Hormuz resterà bloccato, con effetti pesanti sui mercati energetici globali. Intanto, l'Israele potrebbe proseguire le operazioni in modo autonomo, e i Paesi del Golfo, dopo aver subito settimane di attacchi, stanno iniziando a valutare ritorsioni proprie contro l'Iran.

Scontro con Israele sul cambio di regime in Iran

Proprio con Israele è emersa una nuova frattura sulla strategia post-bellica. Secondo Axios, il primo ministro Netanyahu voleva lanciare un appello agli iraniani perché scendessero in piazza contro il regime, ma Trump lo ha bloccato. Per Netanyahu il rovesciamento del regime resta ancora oggi un obiettivo centrale della campagna militare. Per Trump, stando a quanto riferiscono funzionari americani, è più che altro un "bonus".

Lo strappo si è materializzato la settimana precedente. Israele ha ucciso in due raid separati Ali Larijani, Segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale e considerato come leader de facto dell'Iran dopo la morte di Ali Khamenei, e Gholamreza Soleimani, comandante della milizia Basij. Netanyahu ha chiamato Trump subito dopo, sostenendo che il regime fosse nel caos e proponendo un appello congiunto alla popolazione. "Perché diavolo dovremmo dire alla gente di scendere in strada quando verranno falciati?", ha risposto il presidente durante una telefonata, secondo un funzionario americano.

I due hanno concordato di attendere il Festival del Fuoco, la celebrazione tradizionale del giorno seguente, per vedere se gli iraniani sarebbero scesi in piazza da soli. Netanyahu ha poi agito in autonomia, invitando pubblicamente gli iraniani a festeggiare e assicurando che l'aviazione israeliana li avrebbe protetti dal regime. Ma pochissimi alla fine sono usciti per strada. Funzionari americani e israeliani attribuiscono il risultato alla paura della repressione del regime iraniano.

La guerra è sempre più impopolare nei sondaggi

Le difficoltà sul campo e l'assenza di una strategia d'uscita chiara trovano un riflesso diretto nell'opinione pubblica americana. Tre sondaggi nazionali condotti tra il 16 e il 23 marzo da Fox News, Quinnipiac University e Pew Research Center convergono sullo stesso punto: la netta maggioranza degli americani si oppone alla guerra e disapprova la condotta del presidente. L'opposizione all'intervento militare varia dal 54% registrato da Quinnipiac al 59% di Pew , secondo cui la stessa percentuale di americani ritiene sbagliata la decisione di usare la forza. Solo il 13% degli elettori, stando alla rilevazione Fox News , crede che il conflitto si concluderà nel giro di settimane come promesso dall'Amministrazione Trump.

La gestione della guerra da parte di Trump raccoglie una disapprovazione maggioritaria in tutte le rilevazioni: 64% per Fox News , 61% per Pew , 59% per Quinnipiac. Il giudizio negativo trascina verso il basso l'approvazione complessiva della presidenza, scesa ai minimi del secondo mandato: 41% secondo Fox News , 38% secondo Quinnipiac. Tra i repubblicani il consenso è calato all'84% dal 92% di un anno fa, con un calo di 11 punti tra chi non si identifica con il movimento MAGA. Tra gli indipendenti, solo il 25% approva il suo operato. Il 47% degli elettori disapprova "con forza", il dato più alto mai registrato in entrambi i mandati.

Le preoccupazioni economiche amplificano il malcontento. Il 65% degli elettori giudica negativamente lo stato dell'economia secondo Quinnipiac , e l'approvazione di Trump sulla gestione economica è al 38%, il minimo storico registrato dall'istituto. L'inflazione resta la preoccupazione dominante per l'86% degli elettori secondo Fox News , seguita dai costi sanitari (81%) e dal prezzo della benzina (80%). Più della metà degli americani, secondo Quinnipiac , avrebbe ora difficoltà a pagare una spesa imprevista di mille dollari.

Il malessere economico e l'impopolarità della guerra pesano molto in vista delle elezioni di midterm di novembre. Martedì un candidato democratico ha conquistato un seggio legislativo statale nel sud della Florida, in un distretto che include proprio Mar-a-Lago, la residenza di Trump. Secondo Quinnipiac , il 51% degli elettori vorrebbe ora i democratici alla guida della Camera dei Rappresentanti, contro il 40% che preferirebbe i repubblicani. Tra gli indipendenti il margine a favore dei democratici sale a 31 punti.

Sondaggi USA — Iran, marzo 2026

Sondaggi nazionali USA sulla guerra in Iran

Tre rilevazioni della terza settimana di marzo 2026 a confronto

Fox News20–23 mar Quinnipiac19–23 mar Pew Research16–22 mar

Sostiene o si oppone all'azione militare USA contro l'Iran?

Tutti gli elettori registrati

% tra tutti gli elettori registrati

Si oppone

58%

Sostiene

42%


Elettori repubblicani

% tra gli elettori repubblicani

Sostiene

77%

Si oppone

23%


Elettori democratici

% tra gli elettori democratici

Si oppone

88%

Sostiene

12%


Elettori indipendenti

% tra gli elettori indipendenti

Si oppone

72%

Sostiene

28%

MAGA vs non-MAGA: sostegno all'azione militare

Repubblicani MAGA

Sostiene

90%

Si oppone

10%


Repubblicani non-MAGA

Sostiene

52%

Si oppone

48%

L'azione militare renderà gli USA più o meno sicuri?

Tutti gli elettori registrati

Meno sicuri

44%

Più sicuri

33%

Nessuna differenza

25%

Approvazione di Trump

Complessiva

Disapprova

59%

Approva

41%


Gestione della crisi Iran

Disapprova

64%

Approva

36%


Politica estera

Disapprova

62%

Approva

38%

Approvazione di Trump per partito

Elettori repubblicani

Approva

84%

Disapprova

16%


Elettori democratici

Disapprova

95%

Approva

5%


Elettori indipendenti

Disapprova

75%

Approva

25%

Quanto durerà il conflitto?

Tutti gli elettori registrati

Alcuni mesi

37%

Più di un anno

35%

Un anno

15%

Poche settimane

13%

Metodologia: 20–23 marzo 2026 | Campione: 1.001 elettori registrati | Margine di errore: ±3 pp | Metodo: interviste live su rete fissa, cellulare e online via SMS; campione casuale da archivio elettorale | Condotto da Beacon Research (D) e Shaw & Company Research (R) | Fonte: Fox News Poll

La guerra con l'Iran renderà il mondo più sicuro o meno sicuro?

Tutti gli elettori registrati

% tra tutti gli elettori registrati

Meno sicuro

42%

Più sicuro

35%

Nessuna differenza

20%


Elettori repubblicani

Più sicuro

79%

Nessuna differenza

11%

Meno sicuro

8%


Elettori democratici

Meno sicuro

74%

Nessuna differenza

22%

Più sicuro

2%


Elettori indipendenti

Meno sicuro

49%

Più sicuro

25%

Nessuna differenza

22%

Sostiene o si oppone all'azione militare USA contro l'Iran?

Tutti gli elettori registrati

Si oppone

54%

Sostiene

39%


Elettori repubblicani

Sostiene

86%

Si oppone

9%


Elettori democratici

Si oppone

92%

Sostiene

5%


Elettori indipendenti

Si oppone

64%

Sostiene

28%

Approvazione di Trump

Complessiva

Disapprova

56%

Approva

38%


Gestione dell'economia

Disapprova

58%

Approva

38%


Politica estera

Disapprova

59%

Approva

36%


Situazione Iran

Disapprova

59%

Approva

34%

Come sta andando la guerra rispetto alle aspettative?

Tutti gli elettori registrati

Come previsto

52%

Peggio del previsto

28%

Meglio del previsto

13%


Elettori repubblicani

Come previsto

58%

Meglio del previsto

31%

Peggio del previsto

6%


Elettori democratici

Peggio del previsto

49%

Come previsto

45%

Meglio del previsto

<1%


Elettori indipendenti

Come previsto

54%

Peggio del previsto

33%

Meglio del previsto

8%

Stato dell'economia e preoccupazioni finanziarie

Giudizio sull'economia nazionale

Non buona / Scarsa

65%

Eccellente / Buona

34%


Maggiore preoccupazione finanziaria

% — risposte principali

Costi sanitari

21%

Costo del cibo

13%

Mutuo / Affitto

13%

Prezzo benzina

11%

Risparmi pensione

10%

Metodologia: 19–23 marzo 2026 | Campione: 1.191 elettori registrati | Margine di errore: ±3,6 pp (incluso effetto del disegno campionario) | Metodo: interviste telefoniche con operatori live (rete fissa + cellulare), campionamento a cifre casuali | Fonte: Quinnipiac University Poll, dir. Doug Schwartz, Ph.D.

Approvi o disapprovi la gestione di Trump del conflitto con l'Iran?

Tutti gli adulti

% tra tutti gli adulti statunitensi

Disapprova

61%

Approva

37%


Repubblicani e ind. a tendenza rep.

Approva

69%

Disapprova

31%


Democratici e ind. a tendenza dem.

Disapprova

90%

Approva

10%

Approvazione gestione Iran: gap generazionale tra i repubblicani

Repubblicani 65+ anni

Approva

84%

Disapprova

16%


Repubblicani 50–64 anni

Approva

79%

Disapprova

21%


Repubblicani 30–49 anni

Approva

60%

Disapprova

40%


Repubblicani 18–29 anni

Disapprova

51%

Approva

49%

La decisione di usare la forza militare è stata giusta o sbagliata?

Tutti gli adulti

Decisione sbagliata

59%

Decisione giusta

38%


Repubblicani e ind. a tendenza rep.

Decisione giusta

71%

Decisione sbagliata

29%


Democratici e ind. a tendenza dem.

Decisione sbagliata

88%

Decisione giusta

12%

Come sta andando l'azione militare?

Tutti gli adulti

Non va bene

45%

Va bene

25%


Repubblicani e ind. a tendenza rep.

Va bene

46%

Non va bene

21%


Democratici e ind. a tendenza dem.

Non va bene

69%

Va bene

6%

Quanto durerà l'azione militare contro l'Iran?

Tutti gli adulti

Da 1 a 6 mesi

35%

Un anno o più

29%

Da 6 mesi a un anno

25%

Meno di un mese

8%


Repubblicani e ind. a tendenza rep.

La maggioranza prevede una risoluzione entro 6 mesi

Entro 6 mesi

58%

6 mesi o più

42%


Democratici e ind. a tendenza dem.

La maggioranza prevede un conflitto di almeno 6 mesi

6 mesi o più

68%

Entro 6 mesi

32%

Impatto sulla sicurezza degli USA e del mondo

Sicurezza degli USA

% tra tutti gli adulti statunitensi

Meno sicuri

40%

Più sicuri

22%

Come prima

20%

Non sa

18%


Sicurezza nel mondo

% tra tutti gli adulti statunitensi

Meno sicuro

33%

Più sicuro

27%

Nessuna differenza

19%

Non sa

19%

Metodologia: 16–22 marzo 2026 | Campione: 3.524 adulti statunitensi (ATP Wave 185) | Margine di errore: ±1,8 pp | Metodo: sondaggio online su panel probabilistico American Trends Panel | Fonte: Pew Research Center

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